La Sardegna annega nei rifiuti. Il servizio è frammentato, le tariffe restano alte, l’ambiente peggiora. Per la Fit Cisl la diagnosi è semplice: mancano gli ATO, gli Ambiti Territoriali Ottimali. Senza quelli non esiste un vero piano regionale.
“Basta ritardi, gli ATO sono la priorità per un modello moderno, efficiente e sostenibile”, dichiarano Claudia Camedda e Gianluca Langiu, segretaria generale e segretario regionale della sigla sindacale.
Il problema è vecchio quasi vent’anni. La normativa nazionale impone la gestione integrata, ma l’isola è rimasta ferma. “Oggi ogni Comune gestisce il servizio a modo suo, con impianti insufficienti e nessun coordinamento centrale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: tariffe alte, raccolte disomogenee, microdiscariche, emergenze locali. I cittadini pagano troppo per un servizio che non garantisce standard adeguati, i lavoratori operano in condizioni difficili e l’ambiente è sempre più compromesso”.
Il sindacato dice di aver bussato più volte alle porte della Regione. “Abbiamo sollecitato l’adozione degli ATO in incontri informali e con note formali, ma senza esito. Senza pianificazione non c’è efficienza, senza efficienza non c’è qualità”, insistono Camedda e Langiu.
Non solo. C’è il capitolo lavoratori: “Chi opera nei servizi di igiene ambientale garantisce un’attività essenziale in condizioni spesso difficili e con mezzi insufficienti. È indispensabile investire su formazione, sicurezza e organici adeguati”.
La richiesta finale è netta: “La Regione e l’ANCI Sardegna devono assumersi le proprie responsabilità. Serve un tavolo permanente con Comuni, aziende e sindacati. Bisogna approvare un Piano Regionale dei Rifiuti aggiornato e vincolante, istituire e rendere operativi gli ATO, definire un modello unico e stabile. Gli ATO non sono un’opzione, ma una condizione necessaria per garantire ai cittadini un servizio di qualità, tutelare l’ambiente e valorizzare il lavoro”.