Il rugby è gioco di uomini
duri e generosi, che si sporcano di fango e restano fedeli a una maglia per
tutta la vita. Dentro questa lunga storia c’è Marco Spirito, di ruolo
tallonatore, che per venticinque stagioni ha prestato corpo e anima all’Amatori
Rugby Alghero, sua casa, sua fede.
A quarantatré anni ha dovuto
fermarsi, non per scelta ma per regolamento, lasciando dietro di sé un record
assoluto di presenze in serie A e B, e soprattutto un’eredità di sudore,
disciplina e passione.
Prodotto delle giovanili
Amatori, Spirito esordisce giovanissimo in serie B nel 1999/2000, sotto la
guida di Achille Bertoncini e accanto al capitano Salvatore Marinaro, anima del
club e anch’egli tallonatore, del quale raccoglie l’eredità. Dopo tre stagioni
in B, concluse con la promozione in A del 2001/2002, approda al Gran Rugby
Parma, nell’allora Top Ten, distinguendosi come tallonatore dinamico. Con i
ducali conquista anche la medaglia di bronzo ai Campionati Nazionali
Universitari di rugby a sette.
Segue l’avventura a Colorno,
in una serie B durissima, chiusa con una promozione in A senza sconfitte.
Laureato in Economia, rientra poi ad Alghero, diventando pilastro di una
squadra capace di navigare ai vertici della serie A, con un terzo e due quinti
posti. Nel 2007, con il Cus Sassari, trascina i suoi alla storica medaglia
d’argento ai Campionati Nazionali Universitari di rugby a sette, la prima e
unica per un ateneo sardo.
Arriva quindi la chiamata di
Asti, con cui conquista un’altra promozione in A. Nel 2009 il ritorno
definitivo ad Alghero, dove per oltre un decennio indossa la maglia numero 2,
prima in serie A, poi in B dopo la retrocessione del 2014, e di nuovo in A con
la promozione del 2018. Tra il 2012 e il 2015 veste anche la maglia della
Nazionale Sarda, selezione allenata da Marco Bollesan, che disputò alcuni
incontri internazionali contro le rappresentative di Catalogna e altre realtà
indipendentiste.
Dopo una breve parentesi a
Olbia, a fine 2019, rientra all’Amatori e resta protagonista fino
all’interruzione per Covid. Poi, anche con minutaggio ridotto, non abbandona
mai il campo, fino all’ultima stagione 2024/2025, chiusa con 9 mete a 42 anni
compiuti ed un insperato terzo posto di squadra. E quando il sipario si
abbassa, la voce del protagonista non è mai banale: è fatta di verità,
nostalgia e orgoglio. Così Marco Spirito:
"Il rugby è stata gran parte
della mia vita per 25 anni, ho girato l’Italia e conosciuto tante persone
fantastiche, condividendo gioie e fatica sul campo. Sono costretto al ritiro
dal regolamento italiano, che ha come limite i 42 anni di età, altrimenti avrei
continuato. Penso che la regola vada riscritta, perché un quarantenne di oggi è
ben diverso da uno negli anni ’70. La cosa brutta è che fino a maggio ero
titolare in serie A, e poi da luglio non posso giocare nemmeno un minuto in
serie C. In Francia, Spagna ed Inghilterra potrei ancora giocare.
Ho vissuto a Parma, Colorno
ed Asti, tutti luoghi che porto nel cuore, e quando poi ci sono tornato da
avversario, ho trovato sempre un’accoglienza splendida, segno che i bei ricordi
sono reciproci.
Ho giocato con vere e proprie
leggende come Cuttitta e Giovannelli, e con tanti atleti di livello
internazionale. Ho avuto compagni di squadra di tutto il mondo, con modi di
pensare, culture e religioni completamente differenti. Con alcuni mi sento
ancora dopo tanti anni: sono legami forti e duraturi, perché nati condividendo
uno sforzo spalla a spalla, con un obiettivo da raggiungere, a costo di tante
botte e sudore.
Gli allenatori più importanti per me sono
stati Bertoncini, che mi lanciò in B da giovanissimo e poi mi portò a Parma,
Cassina, che mi ha completato come giocatore, Regan Sue, che mi ha trasmesso
l’attitudine al lavoro e la ricerca del continuo miglioramento, ed Anversa, che
mi ha allenato tanti anni ad Alghero, compresa l’ultima stagione che è stata la
degna chiusura di una bella carriera sportiva.
Giocatori più forti con cui
ho giocato direi Apikotoa, Leato, Roldan, Eru e Bortolussi, ma ce ne sono stati
altri fortissimi, mentre gli avversari notevoli sono tanti, forse su tutti
Arbizu, Griffen, Wakarua, Robinson e Brendan Lynch, che poi è diventato
compagno di squadra ed amico, ma purtroppo ha passato palla in un incidente
anni fa.
Mi mancherà sicuramente la
partita, compresa la routine e la tensione pre-gara, che sono parte integrante
del match, la vita di spogliatoio, ma anche gli allenamenti duri, quelli che ti
stremano ma che esegui al massimo perché sai che poi avrai una partita
importante, in cui magari ti giochi la vittoria del campionato od una
retrocessione.
Ora darò una mano
nell’Amatori Alghero dall’interno, la società dove sono dal 1995. Cercherò di
trasmettere la passione e l’attitudine necessari per giocare a rugby a tutti i
ragazzi, dalla prima squadra in A, alla seconda squadra in C, alle giovanili."