A Sassari il Consiglio regionale della Sardegna raccontato in 400 pagine

In Sardegna c’è un potere che dura da settantacinque anni, nato all’ombra dell’autonomia speciale, cresciuto tra solenni dichiarazioni d’intenti e più modeste realizzazioni pratiche. Si chiama Consiglio regionale, e ora finalmente qualcuno ne racconta la storia. Lo fanno i professori Antonello Mattone e Salvatore Mura nel volume Il Consiglio regionale della Sardegna, edito da Ilisso e sostenuto dalla Fondazione Antonio Segni.

Martedì 17 giugno il libro viene presentato a Sassari, nella sala conferenze della Fondazione di Sardegna. È, come si usa dire, un’opera corposa: quasi quattrocento pagine, trenta autori, un bilancio scientifico che mancava. Perché, mentre sul Parlamento sardo preunitario gli Acta Curiarum hanno reso conto dei fasti e dei fallimenti della monarchia isolana, sulla storia dell’autonomia repubblicana non si era ancora scritto un resoconto degno di questo nome.

L’opera prova a colmare il vuoto: racconta l’ambizione di un’autonomia che doveva fare della Sardegna un laboratorio politico, sociale, perfino culturale. Ma anche le sue stagnazioni, le sue paralisi, la sua fatica — specie nell’ultimo trentennio — a rinnovarsi davvero. Così scrivono i curatori, senza infingimenti: oggi la Regione annaspa tra riforme mai fatte e un’identità politica che si sfilaccia.

Alla presentazione interverranno Giacomo Spissu per la Fondazione di Sardegna, il sindaco Giuseppe Mascia, Mario Segni per la Fondazione Antonio Segni. Parleranno poi il professor Maurizio Cau e la professoressa Stefania Parisi. A portare la voce della politica, tre testimoni che quel Consiglio lo hanno vissuto da dentro: Gian Vittorio Campus, Gianfranco Ganau ed Eliseo Secci. Coordinerà Elisabetta Pilia.

Sul tavolo resta la domanda che nessuno ha ancora sciolto: l’autonomia sarda è stata un’opportunità mancata o un progetto che aspetta ancora la sua stagione migliore? Questo libro non dà una risposta definitiva. Ma almeno racconta, con rigore e misura, cosa davvero è accaduto nei palazzi di via Roma. E già non è poco.

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