Editoriale: Il cortocircuito della nostra società

  In un mondo sempre più segnato da conflitti, disuguaglianze e una pandemia globale che sembra non voler concedere tregua, la notizia che giunge dalla Germania appare come un ulteriore sintomo di un malessere profondo, che attraversa le generazioni e le frontiere. 

  Un ragazzino di soli 13 anni, in una serata che avrebbe dovuto essere come tante altre nella città di Dortmund, si trasforma in un assassino, uccidendo a coltellate un senzatetto al culmine di una lite alimentata, sembra, da banalità e sostanze stupefacenti. Questo tragico evento, così come l'altro episodio che ha coinvolto un giovane di origine sarda in Germania, non può essere letto semplicemente come cronaca di una violenza giovanile sempre più spregiudicata. È, piuttosto, la manifestazione di un cortocircuito più ampio che sta interessando le nostre società, un cortocircuito dove la violenza diventa l'esito quasi naturale di una serie di fattori che includono l'alienazione, la perdita di valori e il mancato riconoscimento dell'altro come individuo. L'omicidio di Dortmund non è solo l'atto estremo di un adolescente; è un campanello d'allarme che ci interroga sulla capacità delle nostre comunità di includere, educare e prevenire. Di fronte a una crisi che sembra preludere a scenari ancor più cupi, con tensioni geopolitiche che riportano alla mente i periodi più bui della nostra storia, diventa imperativo riflettere su cosa stiamo diventando e quali valori stiamo trasmettendo alle generazioni future. 

  Il tema del "cortocircuito" diventa una metafora potente per descrivere non solo la tragica escalation di una lite finita in omicidio, ma anche l'incapacità della società di fornire risposte adeguate ai bisogni dei suoi membri più giovani e vulnerabili. Siamo di fronte a un fallimento collettivo, dove le istituzioni, la scuola, la famiglia e i media giocano tutti un ruolo. In un'era in cui l'accesso alle informazioni e alle tecnologie non ha precedenti, sembra paradossale che la capacità di instaurare legami autentici e di comprendere il valore della vita umana stia diminuendo. La responsabilità di quanto accaduto non può ricadere solo sulle spalle di quei giovani, ma deve interrogare ciascuno di noi sulle cause profonde che portano a simili tragedie. Cosa manca nella nostra società che spinge dei ragazzi a compiere gesti così estremi? Dove abbiamo smarrito la bussola etica che dovrebbe guidarci? È chiaro che non esistono soluzioni semplici a problemi così complessi. 

  Tuttavia, il primo passo deve essere quello di riconoscere la gravità del momento che stiamo vivendo e di avviare un processo collettivo di riflessione e azione. Dobbiamo ricostruire quelle reti di solidarietà e quelle comunità educative che sembrano essersi dissolte, ritrovare il senso di appartenenza che va oltre le divisioni superficiali e riaccendere quel senso di responsabilità reciproca che è fondamentale per vivere in una società civile. In questo contesto, il ruolo dei media e dell'educazione assume un'importanza cruciale. È necessario promuovere narrazioni che valorizzino la diversità, l'inclusione e il rispetto per l'altro, che educhino alla critica e alla comprensione piuttosto che all'odio e all'esclusione. La tragedia di Dortmund, così come altre simili, deve diventare un punto di partenza per una profonda riflessione sul tipo di mondo che vogliamo lasciare in eredità. Solo così potremo sperare di interrompere il cortocircuito che sta devastando il tessuto sociale e ritrovare la strada verso una società più giusta e pacifica.

Attualità

L'Osservatorio di Guerrini: Mario Marchetti
Cagliari. Un altro amico ha lasciato questa terra. È l'ex Procuratore aggiunto Mario Marchetti. Per anni uomo di punta del Palazzo di Giustizia di Cagliari. Mio coetaneo. Ci siamo conosciuti all'inizio delle nostre carriere. Lui era commissario alla Squadra Mobile, io giovane reporter. Ci siamo poi persi di vista per tanti anni, perché io ormai la...

L'osservatorio di Guerrini: La guerra dei botti
La guerra dei botti. Nel napoletano ha fatto registrare 57 feriti. Incredibile la vicenda di un romano. Si è ferito in maniera grave ad una mano con un petardo. Non contento, dopo le medicazioni in ospedale, è tornato ad usare i mortaretti. Risultato: ha dovuto nuovamente presentarsi al Pronto Soccorso per ferite al viso. Errare humanum est, persev...

L'osservatorio di Guerrini: Valentino Martelli
Valentino Martelli, il cardiochirurgo cagliaritano di fama internazionale. Oggi ha lasciato questo mondo. Ha preferito rinunciare al 2026, anche se era ormai a un passo. Con Valentino ci ha legato una antica amicizia. Nata in gioventù. Così come con il carissimo fratello Carlo. Era una persona perbene, di una grande famiglia della borghesia cagli...

L'osservatorio di Guerrini: Il difficile e pericolo mestiere del giornalista
Cagliari. Il difficile e pericoloso mestiere del giornalista. Questo commento è dedicato, con somma tristezza, ai miei colleghi caduti sul lavoro nell'anno che sta per chiudersi. Secondo le attendibili stime dell'organizzazione francese Reporter Senza Frontiere sono almeno 67 i giornalisti che hanno perso la vita. 29 sono stati uccisi a Gaza. In q...

L'osservatorio di Guerrini: La guerra dell'acqua
Cagliari. La guerra dell'acqua. Utenti sardi contro Abbanoa, gestore del servizio idrico. Va avanti da più di vent'anni. Al centro c'è la politica tariffaria dell'ente, definita aggressiva dall'autorithy che ha già sanzionato, anche pesantemente, Abbanoa. Ora una sentenza del tribunale di Cagliari (giudici Cabitza, Piana e Corso) fa segnare un altr...

All'Alguer è guerra "silenziosa" all'IA - Non alla Iaia eh
Emergenza intelligenza artificiale. Così gridano le testate dei matusa. E tutto perché Faust, in eterna lotta con se stesso per entrare nel "paradiso terrestre" della rifondazione di Verru, fa da prestanome ad un prestanome di un prestanome di se stesso dicendo: eh ma mi avevate che mi facevate entrare, sono un anno e mezzo che busso. E tu bussa ta...

L'osservatorio di Guerrini: La storia di Napoleone
Cagliari. La storia di Napoleone. Piccolo e dolce cane meticcio di 10 anni. Lo hanno trovato accovacciato sul corpo del suo padrone, morto in auto per un malore. E' stato il suo ultimo atto di amore verso il suo umano. Non ha potuto far altro che stare mestamente lì, a vegliare colui al quale aveva dedicato sino a quel momento la sua vita. Riceven...