Il gas algerino costa caro: Federpetroli gela il Governo. "Prezzi su del 20%, pagheranno le famiglie"

La diplomazia muove i suoi passi nel Nord Africa, ma i conti dell'industria energetica italiana non tornano. La missione in Algeria della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni incassa il plauso istituzionale di Federpetroli Italia, ma subisce una bocciatura netta sul fronte della strategia economica. Il nodo è puramente contabile: il gas c'è, ma costerà di più. A lanciare l'allarme è il presidente dell'organizzazione, Michele Marsiglia, che punta il dito contro i rincari imminenti e l'esclusione delle aziende private dai tavoli decisionali.

I costi della fornitura e la critica al Governo Il problema centrale denunciato da Federpetroli riguarda il prezzo d'acquisto della materia prima. L'accordo per aumentare i flussi dal continente africano porta con sé una maggiorazione economica che si scaricherà inevitabilmente a valle. «Bene la visita in Algeria del Presidente del Consiglio Meloni – dichiara Marsiglia a LaPresse –, ma la strategia energetica è sbagliata. Resta il nodo del 20% in più sulle nuove forniture di gas dal nord Africa».

La critica si sposta poi dal piano finanziario a quello politico. Secondo l'organizzazione, delegare le trattative energetiche esclusivamente alla politica governativa è un errore strutturale. «Il problema non si riesce a risolvere in questo modo: serve una pianificazione strategica energetica che non può essere guidata da uno Stato, ma da un forte coinvolgimento dell'indotto petrolifero nazionale». Cosa intende Federpetroli quando contrappone lo "Stato" all'"indotto petrolifero nazionale"? Nelle grandi crisi internazionali, i governi tendono a siglare accordi "Stato-Stato" (spesso tramite i propri colossi pubblici, come l'Eni) per garantirsi i volumi di gas necessari alla sopravvivenza del Paese. L'indotto petrolifero è invece l'intera galassia di aziende private italiane che fisicamente estraggono, raffinano, trasportano e distribuiscono l'energia sul territorio. La critica di Marsiglia è tecnica: se lo Stato compra il gas a prezzi maggiorati per ragioni geopolitiche senza coinvolgere l'industria privata nella pianificazione logistica e commerciale, i costi fuori controllo si abbattono direttamente sull'anello debole della catena.

Lo spettro della crisi del 2022 L'ultimo passaggio dell'intervento di Marsiglia evoca il momento più buio della recente crisi energetica, quando il taglio delle forniture russe portò l'inflazione e il costo dell'energia a livelli record. Il monito è chiaro: l'abbondanza di materia prima non garantisce la sostenibilità economica. «Ritorniamo al 2022 – conclude amaramente il presidente di Federpetroli –, ci danno gas ma a prezzi alti ed alla fine lo pagano le famiglie ed aziende italiane. La pianificazione è sbagliata».

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