Il pallottoliere d'oro di via Roma: 1,2 milioni al mese per i vitalizi della politica sarda

Pubblicato l'elenco aggiornato a marzo 2026. L'assegno mensile per i 293 ex consiglieri regionali (e i loro eredi) costa oltre un milione di euro al mese. In cima alla lista spiccano importi lordi vicini ai diecimila euro.

di Pasqualino Trubia

Il registratore di cassa del Consiglio Regionale della Sardegna non si ferma mai, indifferente alle stagioni politiche e alle crisi economiche. L'ultimo elenco ufficiale, aggiornato al marzo 2026, certifica la spesa per i percettori dell'assegno vitalizio. La fotografia contabile è nitida e spietata: ogni mese, l'amministrazione regionale stacca assegni per 293 beneficiari, per un totale lordo di 1.256.375,10 euro. Non si tratta di pensioni calcolate con l'ordinario metodo contributivo che regola la vita dei normali cittadini, ma del retaggio di uno "status di consigliere regionale" che la Legge Regionale 11 del 2019 ha rideterminato, ma certamente non azzerato.

La vetta della classifica: a un passo dai diecimila euro Scorrendo i nomi, si materializza la storia politica sarda degli ultimi decenni. Le cifre variano profondamente a seconda degli anni di permanenza in Aula, ma i vertici della classifica raggiungono importi che un normale lavoratore fatica a mettere insieme in un intero quadrimestre. In cima all'elenco di marzo 2026 spicca l'assegno di Mario Floris, con un importo mensile lordo di 9.871,05 euro. Subito dietro di lui si posizionano Paolo Fadda a quota 9.212,97 euro e Pasquale Onida con 9.051,35 euro. Superano la soglia dei novemila euro mensili anche Luca Deiana (9.005,17 euro), tallonato da Salvatore Amadu con i suoi 8.773,30 euro lordi.

Il documento del Servizio Prerogative dei consiglieri distingue i percettori, ma usa il termine complessivo di "Assegno vitalizio diretto e indiretto". Cosa significa? L'assegno diretto è quello percepito in vita dall'ex politico che ha maturato i requisiti sedendo tra i banchi del Consiglio Regionale. L'assegno indiretto (o di reversibilità) è quello che scatta dopo la morte del politico. In quel caso, il documento riporta la dicitura "Avente diritto da consigliere...". Il diritto al vitalizio, infatti, non si estingue con il decesso dell'eletto, ma passa ai coniugi o agli eredi aventi diritto, continuando a gravare sulle casse pubbliche decennio dopo decennio.

Lo scudo dell'inflazione A blindare questi importi non è solo il diritto acquisito, ma una clausola di salvaguardia esplicita. Il documento precisa che gli importi sono rivalutati ai sensi dell'art. 5 della L.R. 11/2019. Questo significa che gli assegni sono soggetti a rivalutazione automatica annuale. Il parametro è l'indice ISTAT di variazione dei prezzi al consumo (FOI). Mentre i contratti del settore privato attendono anni per i rinnovi, il vitalizio politico è per legge immune all'erosione dell'inflazione.

L'indennità differita: la seconda tabella A margine del blocco principale dei vitalizi storici, il documento regionale del marzo 2026 registra una seconda, più esigua voce di spesa: l'Indennità differita. Prevista da una legge più recente (la L.R. 17 del novembre 2021), questa voce riguarda gli eletti delle ultime legislature che non rientrano nel vecchio sistema vitalizio puro. In questa seconda lista figurano attualmente tre nomi per una spesa totale di 2.165,53 euro al mese: Marco Tedde con 844,51 euro mensili. Piermario Manca con 681,84 euro mensili. Giovanni Antonio Satta con 639,17 euro mensili. I numeri, come sempre, non hanno bisogno di aggettivi. Si limitano a rendicontare, nero su bianco, quanto costa mantenere in vita le prerogative di una classe dirigente anche quando le luci del Palazzo si sono spente da un pezzo.

Politica