Il fronte del No sbanca le urne. L'Usb chiede le dimissioni del governo Meloni e scende in piazza

Il sindacato di base esulta per l'esito del referendum costituzionale, unendo la battaglia politica a quella sulle piazze per la Palestina. Oggi alle 18 la protesta si sposta a Roma.

Il verdetto delle urne si trasforma in un'arma politica per le piazze. Dopo la vittoria del "No" al referendum costituzionale, l'Unione Sindacale di Base (USB) passa all'incasso e chiede formalmente la caduta dell'esecutivo guidato da Giorgia Meloni.

Per il sindacato non si tratta solo di una bocciatura tecnica di una riforma, ma di un voto politico e sociale, frutto della mobilitazione di chi ha animato le proteste degli scorsi mesi.

L'analisi del voto: dal Medio Oriente alle urne L'USB rivendica la paternità morale di questo risultato, tracciando una linea diretta tra le piazze autunnali e le cabine elettorali. La bocciatura del testo governativo viene letta come uno stop imposto dal basso.

Nel documento ufficiale diramato dall'organizzazione, la sintesi è netta: «Ha vinto il popolo dell’autunno. Ha vinto un No netto, completo e sociale al governo Meloni». E ancora: «Quel popolo che ha bloccato tutto per fermare il genocidio del popolo palestinese e contestare la complicità del governo Meloni con Israele è tornato a farsi sentire, affluendo in massa alle urne e fermando la pretesa del governo di manomettere la Costituzione». Cos'è l'Unione Sindacale di Base (USB)? È un sindacato indipendente dalle grandi confederazioni storiche (come CGIL, CISL o UIL). È noto per le sue posizioni radicali e per un forte attivismo che non si limita alle sole vertenze aziendali, ma abbraccia battaglie politiche globali (come l'antimilitarismo o la politica estera). In questo comunicato, l'USB compie un'operazione politica chiara: unisce il voto referendario nazionale alla protesta internazionale contro la guerra, interpretando il "No" come una sfiducia totale al Governo.

La richiesta di dimissioni e il presidio a Roma L'obiettivo dichiarato ora non è più la difesa dello status quo costituzionale, ma la spallata definitiva al governo in carica, unendo le vertenze sul lavoro al pacifismo radicale.

«È un grande segnale di cambiamento e di lotta – prosegue il comunicato – che va riprodotto nelle battaglie per difendere le nostre condizioni di vita e di lavoro, per portare l’Italia fuori dalla guerra ed esigere le dimissioni del Governo Meloni».

Le parole si tradurranno in mobilitazione fisica già nelle prossime ore. Il "Comitato No Sociale", di cui l'USB fa parte, ha convocato un presidio di protesta a Roma, in Piazza Santi Apostoli, previsto per oggi, lunedì 23 marzo, alle ore 18:00.

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