Approvati i criteri di ripartizione per gli Enti locali. I centri più piccoli blindati con una quota fissa, il resto diviso per abitanti. Spanedda: "Risorse certe e programmabili".
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La Giunta regionale stacca un assegno da cento milioni di euro per i Comuni dell'isola. Con il via libera definitivo ai criteri di ripartizione del Fondo complementare, l'amministrazione sarda consegna ai Sindaci uno strumento finanziario garantito per governare i prossimi tre anni.
Il percorso burocratico si è chiuso con un'intesa trasversale. L'accordo ha incassato l'ok della Conferenza permanente Regione-Enti Locali e il voto favorevole all'unanimità della Prima Commissione consiliare.
Il pallottoliere: come si dividono i soldi
Il nodo cruciale di ogni stanziamento pubblico è la divisione della torta tra grandi città e piccoli paesi. Per evitare che i centri più popolosi prosciugassero le casse, la Regione ha adottato un meccanismo misto: Il 40% del fondo verrà diviso in parti perfettamente uguali tra tutti i Comuni sardi. Una quota fissa che blinda i bilanci e la sopravvivenza dei piccoli paesi delle zone interne. Il restante 60% del fondo sarà assegnato su base demografica, premiando proporzionalmente i centri con il maggior numero di residenti.
A tracciare il bilancio politico dell'operazione è l'assessore degli Enti locali e Urbanistica, Francesco Spanedda:
«Questo risultato trasforma il provvedimento in un vero patto condiviso per la Sardegna, confermando la bontà di un intervento che mette al centro le necessità concrete delle comunità». Il documento regionale precisa che i fondi sono destinati prioritariamente alla "spesa corrente", ma con una deroga che permette di stornare fino al 20% per gli "investimenti infrastrutturali". Qual è la differenza pratica per un Comune? La spesa corrente è il denaro che serve per far funzionare la macchina cittadina ogni giorno: pagare gli stipendi degli impiegati, la bolletta della luce per le scuole, la benzina per gli scuolabus o i servizi di assistenza domestica per gli anziani. Gli investimenti infrastrutturali (o spesa in conto capitale) servono invece per costruire opere nuove o durature: asfaltare una strada distrutta, costruire una palestra o rifare la rete idrica. I Sindaci avranno quindi il permesso di usare un quinto di questi cento milioni per aprire nuovi cantieri sul territorio.
La fine dell'emergenza annuale
La vera novità del provvedimento risiede nella sua durata. I criteri approvati avranno validità triennale. I Sindaci sapranno esattamente su quanti fondi poter contare da qui a tre anni, potendo programmare i servizi sociali e le assunzioni senza l'angoscia dei tagli o dei bilanci annuali approvati all'ultimo minuto.
A sottolineare questo passaggio è lo stesso assessore Spanedda:
«Mettiamo a disposizione risorse certe e programmabili, supportando la capacità progettuale dei Sindaci. Rafforziamo l’autonomia locale non solo per garantire i servizi essenziali, ma per offrire ai territori gli strumenti necessari a realizzare nuove opere e accompagnare lo sviluppo della Sardegna».