Dopo gli attacchi di Fratelli d'Italia e Forza Italia, interviene il presidente della Commissione Ambiente. La rottura istituzionale è servita: "Mi ha chiesto di non convocare la seduta. Mancanza di trasparenza e di dialogo".
L'appalto della nettezza urbana non è più solo un terreno di scontro tra maggioranza e opposizione. Ora la spaccatura attraversa direttamente i banchi di chi governa. Dopo le denunce formali di Fratelli d'Italia e Forza Italia per la mancata consegna dei documenti sul nuovo maxicontratto da 118 milioni di euro, a rompere il silenzio è Christian Mulas, presidente della Commissione consiliare Ambiente. E le sue parole sono un atto d'accusa formale contro il vertice del suo stesso settore amministrativo.
La cronistoria e il veto politico
Mulas interviene per chiarire la catena degli eventi e respingere al mittente le accuse di immobilismo. La richiesta di convocazione da parte delle minoranze risale al 7 febbraio. Il presidente si attiva, contatta l'Ufficio Ambiente e riceve via email il link con l'intero incartamento dell'appalto.
Le carte ci sono. Il blocco, denuncia Mulas, è squisitamente politico.
«Ho contattato l’Assessore competente per richiedere la sua presenza in Commissione, ritenendola fondamentale per un confronto serio e costruttivo su un tema così importante e rilevante – spiega il presidente –. Tuttavia, anche in questa occasione, mi è stato riferito adducendo motivazioni non condivisibili di non procedere con la convocazione della Commissione». Perché si sta consumando questa guerra fredda tra un Assessore e il Presidente di Commissione? Nel meccanismo del Comune, l'Assessore fa parte della Giunta (il "governo" esecutivo della città, che firma e decide), mentre la Commissione è un organo del Consiglio Comunale (il "parlamento" cittadino, dove siedono sia maggioranza che opposizione). La Commissione ha il potere e il dovere di controllare e analizzare gli atti della Giunta. Se un Assessore rifiuta di presentarsi in Commissione per illustrare un appalto pubblico, sta di fatto scavalcando i consiglieri eletti dai cittadini, negando loro il diritto di ispezione e controllo garantito dalle norme.
La rottura istituzionale
La nota stampa traccia il perimetro di un cortocircuito istituzionale che va ben oltre la gestione dei cestini e dello spazzamento stradale. Mulas ricorda che la mancata convocazione non è dipesa da lui, «bensì dall’assenza di un adeguato coinvolgimento e di una reale collaborazione da parte dell’Assessorato competente».
L'affondo finale fotografa l'assenza di condivisione all'interno dell'amministrazione:
«È principio basilare di una corretta e trasparente gestione amministrativa che l’Assessore di riferimento condivida preventivamente con la Commissione ogni iniziativa rilevante, soprattutto su temi di grande impatto come quello del nuovo appalto dell’igiene pubblica. [...] Purtroppo, in questa circostanza, questo percorso di collaborazione non si è realizzato. Esprimo pertanto il mio rammarico per la mancanza di dialogo istituzionale, che ha impedito alla Commissione di svolgere pienamente il proprio ruolo». La palla, ora, passa inevitabilmente al Sindaco. Il silenzio sull'appalto più ricco del decennio ha ufficialmente innescato una crisi di tenuta interna.