Michele Marsiglia ridisegna la strategia energetica del Paese: lo Stato ceda il passo ai privati per gestire l'emergenza. L'allarme sulle raffinerie ferme e la matematica delle tasse alla pompa.
di Pasqualino Trubia
Il petrolio scende sotto i 100 dollari al barile, ma la benzina continua a svuotare le tasche degli italiani. L'onda d'urto della crisi mediorientale mette a nudo i ritardi infrastrutturali del nostro Paese. Di fronte all'emergenza, FederPetroli Italia non chiede mezze misure, ma un ribaltamento totale della strategia nazionale. Il presidente Michele Marsiglia lancia una provocazione istituzionale: togliere la pianificazione energetica dalle mani della politica per affidarla all'azienda di bandiera.
Il commissariamento di fatto: le chiavi all'Eni
Per uscire dall'angolo, FederPetroli invoca una vera e propria delega in bianco. La diagnosi è impietosa: l'Italia sconta l'assenza di una ristrutturazione energetica «che manca da oltre 15 anni».
Di qui, la proposta di Marsiglia: «Eni potrebbe accollarsi quello che non può fare lo Stato italiano sotto il profilo energetico, alleggerendo un grave momento come questo, senza ulteriori costi». L'obiettivo è ritrovare una capacità produttiva interna che sganci l'Italia dalla continua ricerca di fornitori esteri, evitando di dover «pregare altri stati, come l'Algeria si è recata la presidente del Consiglio, per ulteriori forniture». Accordi utili, quelli col Nord Africa, ma frenati dalla logistica: «Mancano i gasdotti per portare la materia dall'Africa all'Europa. Gas e petrolio abbondano in tutto il mondo. Il problema è di tipo logistico e comporta un allungamento dei tempi».
La rottura del tabù: tornare a Mosca
Il passaggio politicamente più dirompente dell'analisi riguarda le sanzioni. Mentre l'Europa cerca alternative, FederPetroli indica la via russa come unica soluzione per un calo drastico dei prezzi.
«Acquistare oggi greggio e gas russo abbatterebbe immediatamente la bolletta energetica delle famiglie italiane», afferma il presidente. Un tabù geopolitico che, secondo Marsiglia, le aziende del settore hanno già aggirato nei fatti: «Come Federpetroli siamo già partner con i russi in altre location come Mozambico, Libia e Congo. È solo la legislazione europea che ha imposto le sanzioni».
L'imbuto di Hormuz e le raffinerie spente
La crisi dei rifornimenti non dipende solo dai divieti occidentali. Marsiglia punta il dito sulle rotte marittime e sulla carenza strutturale italiana.
Il blocco dello Stretto di Hormuz sta strangolando la catena di approvvigionamento. «Il diritto internazionale marittimo non lo ha mai chiuso – puntualizza il presidente – non possono passare alcuni armatori e per alcune bandiere. Le navi iraniane continuano a transitare in direzione Cina o verso altri mercati».
Il risultato sulle nostre coste è la paralisi: «Le raffinerie non possono consegnare secondo la normale programmazione perché non arrivano né greggio, né prodotti raffinati». Ma anche se il greggio arrivasse, l'Italia faticherebbe a lavorarlo: «Venezia è una bioraffineria e quindi il greggio non si può raffinare. Livorno è bloccata perché la stanno riconvertendo». Che cos'è una bioraffineria? È un impianto industriale che ha smesso di lavorare il petrolio fossile estratto dal sottosuolo e produce carburanti (biodiesel) partendo da scarti organici, come oli di frittura esausti o grassi animali. Venezia (Porto Marghera) è stata la prima raffineria tradizionale al mondo a essere convertita in bioraffineria dall'Eni. Per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz, è un minuscolo braccio di mare tra l'Iran e l'Oman: da lì transita circa un quinto di tutto il petrolio consumato nel mondo. Chi controlla quello stretto, controlla i prezzi globali.
La matematica del pieno: la tassa sulla tassa
L'ultimo capitolo riguarda il prezzo alla pompa. FederPetroli smonta il mito dei superprofitti dei petrolieri, scaricando la responsabilità sull'erario statale.
I numeri forniti sono chiari: «Abbiamo un costo industriale del carburante che non arriva a 70 centesimi di euro. Su due euro di benzina, 70 centesimi sono di guadagno dell'indotto petrolifero, il resto sono accise e Iva». Marsiglia chiede lo "scorporo dell'Iva dalle accise". Cosa significa scorporare l'Iva dalle accise? L'accisa è una tassa fissa sulla produzione del carburante. L'Iva (al 22%) è l'imposta sul valore aggiunto che si paga al momento dell'acquisto. In Italia, per una distorsione del sistema, l'Iva non si calcola solo sul costo industriale della benzina, ma anche sull'accisa stessa. In pratica, paghiamo una tassa su un'altra tassa.
FederPetroli riconosce che il recente taglio governativo era il massimo consentito dalle casse statali («un paese non può stravolgere la politica economica interna da un momento all'altro»), ma i mercati lo hanno già vanificato: «Dal 18 marzo a oggi i prezzi di benzina e diesel sono aumentati di oltre 17 centesimi».