Podcast: la narrazione che scivola nelle orecchie e riscrive la nostra attenzione

  C’era un tempo in cui il sapere arrivava dai libri letti al lume di candela, e poi è stato il turno della televisione che ci ha inchiodato al divano. Oggi, nell’era dell’iperconnessione e dei multitasking, non leggiamo più e, spesso, neppure guardiamo. Ascoltiamo. I podcast hanno assunto il ruolo di nuovi narratori, accompagnatori invisibili delle nostre giornate frenetiche. Hanno saputo riempire gli spazi vuoti tra le cose da fare e quelle che rimandiamo, senza mai imporsi con prepotenza, ma insinuandosi dolcemente nelle nostre abitudini. 

  Un tempo, le storie venivano tramandate oralmente attorno ai fuochi accesi nelle notti buie. Oggi, quei racconti si sono trasformati in file audio che passano da una piattaforma all’altra, ma la loro essenza non è cambiata: raccontare il mondo, decifrarlo, spiegarlo. Con la differenza che oggi lo facciamo mentre cuciniamo, corriamo o affrontiamo la fila al supermercato. È questa versatilità che li rende irresistibili. Un’arte antica adattata al caos moderno. 

  Ma perché il True Crime, su tutto, esercita una presa così forte su milioni di ascoltatori? Forse perché il crimine, quando è narrato con la giusta tensione e distacco, ci rassicura che l’orrore può essere controllato, confinato in storie di altri. Un’illusione, certo. Ma irresistibile. Il crimine irrisolto è un enigma che ci fa sentire parte di un’indagine, come se decodificare le storie altrui potesse restituirci una qualche forma di controllo sulla nostra vita. Eppure, questo genere non è solo macabro intrattenimento: riflette la società, la disegna nei suoi contorni più oscuri, costringendoci a guardarci dentro. Le statistiche dicono che a divorare i podcast di True Crime sono soprattutto le donne, le “detective dell’ascolto”. Non è un caso. Le donne, spesso bersaglio o vittime del crimine nella realtà, cercano risposte e vogliono comprendere le dinamiche del male per imparare a riconoscerle, o forse per esorcizzarle. Un podcast ben fatto è una sinfonia narrativa, e non basta solo un buon contenuto per attrarre il pubblico.

  Serve una voce che sappia modulare tensione e leggerezza, che sussurri e scuota, che sappia essere calda e rassicurante o gelida e inquietante. La voce è la spina dorsale di un buon podcast. Un narratore che non si vede ma si sente, che crea immagini più potenti di qualsiasi video. È questo il segreto del successo: non ci mostra niente, ma ci fa vedere tutto. In un mondo che ci bombarda di immagini, il podcast fa l’esatto opposto: spoglia la realtà dall’ossessione visiva e la restituisce all’immaginazione. Ci invita a tornare a quella dimensione intima, primordiale, in cui il racconto prende vita dentro la mente di chi ascolta. Il podcast è anche un simbolo della nostra frammentazione moderna. Non ci accontentiamo più di un’unica storia, vogliamo saltare da un genere all’altro, da una narrazione all’altra. Si passa dal crimine alle storie di vita e crescita personale, dalle news alla scienza, alla cultura. Non è un disordine sterile, ma un riflesso del nostro tempo: la curiosità è diventata onnivora. 

  Il podcast è l’unico formato che riesce a seguirci ovunque, mentre lavoriamo, cuciniamo o ci alleniamo. E lo fa senza mai chiedere di essere al centro della nostra attenzione. Perché non ha bisogno di essere guardato, basta sentirlo. Ma con questa frammentazione nasce anche un nuovo tipo di ascoltatore: meno fedele, più esigente. Oggi si sceglie un podcast come si sceglie un film su una piattaforma streaming. E, proprio come accade con i film, pochi riescono a rimanere scolpiti nella memoria collettiva. Questo è il rischio della sovrapproduzione: perdere l’anima delle storie. Ma è un rischio che, per ora, vale la pena correre. Se c’è una lezione che il podcast ci sta insegnando, è questa: non tutto deve essere veloce. In un mondo ossessionato dalla rapidità e dalla sintesi, il podcast rallenta il tempo. Ci invita a fermarci e ad ascoltare, non per estrarre informazioni utili, ma per il puro piacere di lasciarci raccontare una storia. È un ritorno alla narrazione lenta, quella che non si consuma in un minuto di scrolling, ma che ci accompagna per giorni, settimane, lasciando tracce sottili ma indelebili. Forse, è questo il vero motivo per cui il podcast non è una moda passeggera: non segue la frenesia del tempo moderno, la contrasta. E mentre tutti corrono, c’è ancora qualcuno che ascolta, immerso in una narrazione che ha il potere di far dimenticare il rumore di fondo della vita.

Attualità

L'osservatorio di Guerrini: I cattivi maestri
CAGLIARI. I cattivi maestri. La classe politica sarda. È messa in discussione perché non di qualità. Anzi, per essere più espliciti, perché appare di basso livello. Tant'è che molti politici finiscono nel mirino dei Pm. Vengono indagati, rinviati a giudizio, condannati, messi agli arresti. Talvolta finiscono in carcere. Ma continuano a stare disin...

L'osservatorio di Guerrini: Il senso di umanità
Il senso di umanità. In molti casi è smarrito. Persino con i bambini. Un mese fa, nelle montagne del nord, in Cadore, un bambino è stato fatto scendere dal bus, mentre nevicava, perché il suo biglietto non era quello corretto. Quell'innocente creatura ha dovuto percorrere sei km a piedi per raggiungere, sotto la tormenta, la sua abitazione. Un coe...

L'osservatorio di Guerrini: Gli intrusi
Gli intrusi. Sono la novità politica nel Campo Largo della Regione. Quando si arriva alle nomine, la governance 5Stelle fa talvolta ricorso a elementi di cdx. La realtà è che i tradizionali confini di appartenenza dx-sx sono saltati. Per via della trasversalità di rapporti di convenienza. Quando governava il Circo Magico di Christian Solinas, ad es...

L'osservatorio di Guerrini: Gli "affari"
Gli "affari". Il nuovo stadio del Cagliari. La questione si è recentemente molto complicata. Alcune proposte del Piano Economico Finanziario presentate dal Club rossoblu al Comune hanno inceppato le procedure di approvazione. Il presidente del Cagliari Giulini ha pensato bene di chiedere aiuto agli amici. Per questo ha incontrato a Milano, con il s...

Il ladro, il palo e i diritti dell'uomo
A Cagliari la guerra del sellino finisce a Strasburgo. Vietato legare le bici ai lampioni per "decoro": un regalo ai ladri o una questione di civiltà?Ci sarà pure un giudice a Berlino, diceva il mugnaio di Potsdam a Federico il Grande. A Cagliar...

L'osservatorio di Guerrini: Il potere (illecito) della casta politica.
Il potere (illecito) della casta politica. Tutti sapevano e nessuno è intervenuto. Per anni e anni sono stati intascati doppi e tripli stipendi che non potevano essere percepiti. Perché da eletti non potevano riscuotere compensi per incarichi negli enti pubblici. Ma l'apparato di controllo della Regione ha fatto finta di non vedere. Ben sapendo de...

Privacy, i vostri dati sono merce di scambio: Codici avverte i consumatori
Nell'era digitale, l'identità non è solo quella scritta sulla carta d'identità. È una scia di informazioni che lasciamo dietro di noi, spesso senza accorgercene, e che per qualcuno vale oro. L'associazione Codici interviene a gamba tesa su un tema che non ammette ignoranza: la protezione dei dati personali.

L'osservatorio di Guerrini: Il cambio di passo della sanità sarda
Il cambio di passo della sanità sarda. L'assessore è, ad interim, la Presidente della Regione, Alessandra Todde. Che ha mille impegni istituzionali. E non riuncia, giustamente, a far mancare la sua presenza ad ogni evento istituzionale. Infatti è anche andata a partecipare all'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Sassari. Evento o...

L'osservatorio di Guerrini: Le Olimpiadi
  Le Olimpiadi. Una mamma che vince la medaglia d'oro e festeggia il successo, pochi attimi dopo averlo ottenuto, con il suo gioiello più grande, il figlioletto Tommi. Cartolina più bella non poteva esserci per il mio racconto domenicale. È la storia di Francesca Lollobrigida, 35 anni, romana di Frascati. Ha conquistato l'oro nel pattinaggio s...