ARST, stipendi in ritardo: «Lavoratori a fine corsa». E fioccano le polemiche

I dipendenti ARST, più di duemila, stanno ancora aspettando lo stipendio. Un’altra beffa in una Sardegna che promette, annuncia, ma poi si dimentica di chi tiene in piedi gli autobus e le stazioni.

La notizia? «L’azienda si impegnerà a fare di tutto per poter accreditare lo stipendio entro lunedì 14, aggiungendo anche che provvederà a versare in anticipo la quattordicesima». Così scrive ARST ai suoi dipendenti. Promesse che arrivano dopo giorni di confusione, rassicurazioni a mezzo stampa e teatrini politici buoni solo a farsi pubblicità.

Il Segretario Generale Regionale della FAISA CISAL, Roberto Muru, non gira intorno: «È fondamentale mantenere i nervi saldi e puntare a risolvere il problema principale. Questo è il compito di chi ha il dovere di tutelare i lavoratori e le proprie famiglie. Ma io credo sia fondamentale prendere il telefono in mano, sentire tutte le parti interessate, capire chi sono i reali responsabili e trovare le strade più brevi per risolvere un problema di questa entità».

Muru non risparmia stoccate all’Assessorato Regionale dei Trasporti, proprietario di ARST: «Questa vicenda, sicuramente valutata con poca attenzione, poteva essere evitata se l’Assessorato avesse contattato i sindacati per anticipare le azioni che stava per compiere. Questo disastro si sarebbe evitato».

Ieri la FAISA CISAL ha chiesto un incontro urgente all’Assessora Barbara Manca, ai dirigenti e ai vertici di settore. Sul tavolo, i problemi di sempre: turni comunicati a meno di 24 ore, ferie negate, nastri di lavoro infiniti soprattutto per i part-time, stipendi bassi fermi da vent’anni.

«Il settore del Trasporto Pubblico ha perso attrattività. Tra rischi, orari pesanti e stipendi fermi da oltre 20 anni, la tanto sbandierata conciliazione vita-lavoro-famiglia resta solo uno slogan», insiste Muru.

Il sindacato non chiede solo stipendi puntuali. Chiede di parlare anche di «adeguata retribuzione salariale», «mancato riconoscimento dei costi dei corsi CQC», «corrispettivi chilometrici», «welfare aziendale» e «diritto alle ferie».

Intanto, molti lavoratori hanno dovuto pescare dal conto corrente, pagare spese extra o chiedere prestiti. Una beffa doppia. «Si fa presente che, facendo riferimento agli interventi del Ministero dell’Economia e delle Finanze, vogliamo aprire una discussione specifica sul riconoscimento per il danno arrecato, nella misura degli interessi legali del 3%, così come stabilito», aggiunge Muru.

«I lavoratori sono arrivati a fine corsa», chiude Muru. Stavolta non è solo un modo di dire.

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