Il digiuno di vittorie al Tour che durava dal 2019 si ferma con la vittoria e l'inchino di Jonathan Milan

  8ª Tappa Tour de France 2025: Laval, 12 luglio 2025 - Ci sono giorni che valgono più di altri nel calendario del ciclismo, e questo sabato a Laval è uno di quelli che rimangono scolpiti nella memoria. Jonathan Milan spezza un incantesimo che dura da troppo tempo: 2176 giorni e 113 tappe senza una vittoria italiana al Tour de France. Un digiuno che si dissolve tra le braccia alzate al cielo e quell'inchino che il velocista della Lidl-Trek riserva al pubblico nell'istante del trionfo, come solo i grandi campioni sanno fare. La strada da Saint-Méen-le-Grand a Laval sembra disegnata apposta per le ruote veloci: 171,4 chilometri con appena 1162 metri di dislivello, una di quelle tappe che nel gergo ciclistico si chiamano "di trasferimento" ma che nascondono sempre delle insidie. E l'insidia principale oggi ha un nome: l'arrivo a Laval, non proprio pianeggiante come sembra sulla carta, con quelle ondulazioni che possono tagliare le gambe ai velocisti meno preparati. La giornata inizia con il gruppo che procede ad "andatura turistica", come si dice in questi casi, con i gregari di Milan e Biniam Girmay - i due favoriti principali - che si spartiscono il lavoro di controllo. Quinn Simmons della Lidl-Trek si sobbarca gran parte della fatica nelle prime ore, aiutato da Jonas Rutsch dell'Intermarché-Wanty, confermando che la corsa è nelle mani giuste: quelle delle squadre che hanno qualcosa da giocarsi nell'ultimo chilometro. 

  Per oltre cento chilometri il gruppo rimane compatto, viaggiando a una media superiore ai 42 km/h, finché al traguardo volante non arriva il primo sussulto della giornata. Milan si prende i 20 punti in palio con la naturalezza di chi sa di avere le carte in regola, precedendo Merlier, Turgis e Girmay. Un antipasto di quello che sta per succedere. Subito dopo il traguardo volante, come spesso accade in queste tappe apparentemente piatte, qualcuno decide di tentare l'impossibile. Mathieu Burgaudeau e Matteo Vercher, entrambi della TotalEnergies, partono all'attacco con la speranza di arrivare soli al traguardo. Un'illusione, forse, ma di quelle belle che fanno parte del fascino del ciclismo. I due guadagnano fino a un minuto di vantaggio, abbastanza per farsi eleggere combattivi di giornata, ma non abbastanza per resistere al ritorno del gruppo quando la tensione sale. Negli ultimi trenta chilometri la corsa prende una piega diversa. Il gruppo accelera bruscamente, riducendo il margine dei fuggitivi a pochi secondi in un batter d'occhio. È il segnale che tutti aspettano: i velocisti e le loro squadre stanno per entrare in scena. Burgaudeau prova a resistere da solo negli ultimi chilometri, ma il destino è già scritto. Le cadute fanno la loro parte nel finale, come sempre accade quando la tensione cresce. Jonas Rutsch, uno dei principali gregari di Girmay, finisce a terra a diciannove chilometri dall'arrivo, compromettendo i piani della sua squadra. Anche Tim Merlier ha problemi meccanici nel momento meno opportuno, perdendo posizioni preziose quando il gruppo si prepara per l'assalto finale. Negli ultimi chilometri si assiste al balletto delle squadre che si danno il cambio al comando. Prima la Bahrain Victorious, poi la Tudor Pro Cycling Team per Dainese, infine gli Alpecin-Deceuninck per Kaden Groves. Ma quando a millecinquecento metri dall'arrivo il gruppo si allunga come un elastico, tutti sanno che sarà una questione di pochi metri. Cyril Barthe della Groupama-FDJ apre le danze lanciando lo sprint, ma è una finta. Il vero sprint inizia quando Milan cambia ritmo, trovando la scia perfetta e la posizione giusta. Wout van Aert prova a resistere, ma il giovane italiano ha qualcosa in più nelle gambe. Negli ultimi cinquanta metri non c'è storia: Milan stacca tutti, compreso Groves che si deve accontentare del terzo posto. Il resto è pura emozione. Milan taglia il traguardo con le braccia alzate, poi si ferma e fa quello che i campioni sanno fare: un inchino al pubblico, un gesto di umiltà e riconoscenza che corona una vittoria attesa da troppo tempo. 

  Dietro di lui, van Aert e Groves completano il podio di una tappa che rimane negli annali non tanto per le sue difficoltà tecniche, quanto per quello che significa. Perché quando un digiuno di vittorie si spezza dopo sei anni, ogni dettaglio assume un sapore particolare. L'ultimo italiano a vincere al Tour è stato Elia Viviani nel 2019, e da allora sono passate 113 tappe senza gioire. La classifica generale non subisce variazioni, come è prevedibile in una tappa per velocisti, ma poco importa. Oggi a Laval non si corre solo per i secondi di abbuono o per le posizioni in graduatoria. Si corre per la storia, per l'orgoglio, per quel tricolore che troppo a lungo è rimasto nascosto negli sprint del Tour. Milan vince con il tempo di 3:50:26, precedendo van Aert e Groves, ma i numeri raccontano solo una parte della storia. L'altra parte è fatta di un ragazzo che sa aspettare il momento giusto, di una squadra che lavora perfettamente e di un gesto - quell'inchino - che vale più di tutte le statistiche del mondo. Il Tour continua, ma questo sabato a Laval resta per sempre il giorno in cui il digiuno si spezza e l'Italia torna a sorridere sulle strade di Francia.

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