SATURNALIA (17-23 Dicembre): Cosa sono e perché i romani li festeggiavano

  I Saturnali erano un'antica festa pagana romana in onore del dio agricolo Saturno. Poiché la festa cadeva in prossimità del solstizio d'inverno, le celebrazioni dei Saturnali sono all'origine di molte delle tradizioni che oggi associamo al Natale, come ghirlande, candele, banchetti e doni. Era la festa più popolare dell'antico calendario romano, derivava da antichi rituali agricoli di metà inverno e del solstizio d'inverno, in particolare dalla pratica di offrire doni o sacrifici agli dei durante la stagione della semina invernale. La celebrazione pagana di Saturno, il dio romano dell'agricoltura e del tempo, iniziò come un singolo giorno, ma alla fine della Repubblica (133-31 a.C.) si espanse fino a diventare una festa di una settimana che iniziava il 17 dicembre. (Secondo il calendario giuliano, utilizzato dai romani all'epoca, il solstizio d'inverno cadeva il 25 dicembre.) Durante i Saturnali, il lavoro e gli affari si fermavano. 

  Le scuole e i tribunali chiudevano e i normali schemi sociali venivano sospesi. Le persone decoravano le loro case con ghirlande e altri elementi verdi e si toglievano le toghe tradizionali in favore di abiti colorati. Persino gli schiavi non dovevano lavorare durante ma potevano partecipare ai festeggiamenti; in alcuni casi, sedevano a capotavola mentre i loro padroni li servivano. Invece di lavorare, i romani trascorrevano il tempo giocando d'azzardo, cantando, suonando musica, banchettando, socializzando e scambiandosi regali. I Saturnali iniziavano con il rito del “lectisternium”: le statue di Giove e dei 12 Dei venivano stese sui letti in atteggiamento commensale, ovviamente avevano statue apposite per questo; gli si parlava, e con grande rispetto si chiedeva loro la protezione di Roma e dei cittadini, spiegando i problemi attuali; poi gli si offriva il cibo che veniva in seguito consumato pubblicamente dai partecipanti, in alcuni casi, quando c'era un pericolo incombente, il cibo veniva invece bruciato come offerta agli Dei. 

  C'era poi la celebrazione religiosa con processione fino al tempio di Saturno posto alle falde del Campidoglio e si facevano sacrifici di animali. Si accendevano le candele e vi era un grande banchetto di quartiere, con focacce, formaggi, olive e vino annacquato al quale tutti erano invitati; si facevano anche i brindisi e gli auguri. Il tutto a spese dello stato. Dal 17 iniziavano le feste in cui non si lavorava, si scambiavano doni e biglietti di auguri, spesso epigrammi, nonchè si regalavano i tre simboli dei saturnalia: il mirto, il lauro e l’edera (sacri a Venere, Apollo e Bacco). Si facevano grandi banchetti e veniva eletto il "Princeps Saturnalicius" che governava la festa. Anche le vesti cambiavano: si abbandonava la toga e s’indossava la synthesis (una veste da casa molto disinvolta), e come copricapo si usava il pileus (un berretto a forma di cappuccio). Settimo ed ultimo giorno delle feste in onore di Saturno. Si ringraziavano gli Dei con una nuova processione, le strade pullulavano di fiaccole e bracieri, e la giornata passava tra i banchetti e le terme addobbate a nastri e ghirlande per l'occasione. La chiusura avveniva al tramonto.

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