Il Cagliari affida il timone del mercato a Guido “il Lince” Angelozzi: l’uomo che vede il talento prima che nasca

Ci sono uomini di calcio che non parlano tanto, ma costruiscono. E poi ci sono quelli che vedono prima degli altri. Guido Angelozzi appartiene alla seconda stirpe, e non da ieri. Il Cagliari lo ha scelto per guidare l’area sportiva sino al 30 giugno 2027, e l’ha fatto con la consapevolezza di consegnare le chiavi della bottega a un artigiano esperto, uno che il talento non lo cerca: lo fiuta.

Il Lince di Catania – così lo ribattezziamo in omaggio al suo occhio clinico e al passo felpato con cui ha sempre saputo muoversi tra i meandri del mercato – arriva sull’isola con un curriculum che, al confronto, fa impallidire i bollettini delle promozioni militari. Nato nel 1955, già negli anni ’90 si era affacciato al mestiere duro del direttore sportivo, quando ancora le fotocopie dei contratti si facevano col ciclostile e i procuratori erano più simili a sensali che a manager.

La gavetta se l’è masticata tutta: Atletico Leonzio, Fidelis Andria, Reggiana, Catania, Perugia. E poi le grandi avventure. A Lecce centrò la A coi playoff nel 2008. A Bari sfiorò il miracolo con una squadra bella e leggera come un vino giovane. A Spezia e poi a Frosinone ha lasciato il segno vero: promozioni, organizzazione, struttura. E a Sassuolo, in giacca e cravatta da Direttore dell’Area Tecnica, mise in fila la Premier League con l’Europa League: sesto posto in Serie A, 61 punti, e una lezione calcistica all’Atletico Bilbao che ancora brucia nei Paesi Baschi.

Ma più dei trofei – che per i direttori sportivi non si mettono in bacheca – a parlare sono i suoi colpi. Angelozzi, il Lince, ha fiutato giovani semi e li ha fatti diventare alberi da frutto. Conosce il calcio come si conosce un dialetto: non lo studia, lo parla.

Il Cagliari, nel passaggio delicato da una stagione all’altra, in una Serie A che non fa sconti a nessuno, aveva bisogno di una guida sicura. Di uno che sapesse dove mettere le mani senza far rumore. E allora benvenuto, Lince. In una terra di pastori e di poeti, servirà anche un cercatore d’oro. E tu, a quanto pare, lo sei sempre stato.

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