Tra spiagge, nettezza urbana e l'impianto San Marco, l'assessore rompe il silenzio. Stoccate all'opposizione e ai "finti" alleati: "Parlano per smania di apparire dopo le batoste elettorali".
di Pasqualino Trubia
Il silenzio è d'oro, ma la tastiera la domenica mattina sa essere di platino. Raniero Selva, titolare dell'assessorato all'Ambiente della Riviera del Corallo, ha deciso di svestire i panni dell'incassatore per indossare quelli del contrattaccante. Pressato dal logorio dell'opposizione e, soprattutto, dai sussurri al curaro provenienti dalla sua stessa maggioranza, l'assessore ha affidato alla piazza telematica di Facebook una requisitoria in tre atti per blindare il proprio scranno.
Atto primo: le spiagge e i "buric"
Il primo affondo serve a fare scudo alla truppa dell'ufficio ambiente. Selva rivendica il modello Alghero sulla gestione della posidonia, citato come esempio virtuoso persino dal tavolo nazionale del "G20 spiagge". Poi, parte la stoccata politica. L'assessore non fa nomi, ma il ritratto dei suoi detrattori (interni ed esterni) è scolpito col fiele:
«Sono apparsi improvvisamente esperti da ogni dove [...] Anche alcuni gruppi politici e tali leader, presi da smania di apparire, dopo sonore batoste alle elezioni comunali, e qualcuno anche in rappresentanza di partiti di maggioranza, continuano ad adombrare scenari apocalittici che sicuramente bene non fanno alla città».
A costoro, rei di «tirarci i buric addosso» (l'egagropili, formazioni sferiche fibrose, composte da resti di foglie di Posidonia oceanica aggrovigliati dal moto ondoso, nel colorito gergo locale), Selva rammenta l'esistenza di atti ufficiali, invocando il tempo e la pazienza di leggerli.
Atto secondo: la spazzatura e lo zero alla casella ricorsi
Il secondo fronte di pugna è la Nettezza Urbana. L'appalto monstre è stato siglato un mese fa. A chi lamenta immobilismo tattico, l'assessore ricorda le tempistiche fisiologiche della burocrazia: servono sei mesi per oliare gli ingranaggi, predisporre i nuovi mezzi e il personale.
Ma il vero alloro che Selva sventola è l'assenza di carte bollate nei tribunali, merce rarissima in appalti di questa caratura:
«Si pensi solo che in appalti di questa dimensione sarebbero fioccati ricorsi da parte delle aziende partecipanti; la bravura qui è stata nella perfetta procedura e professionalità della struttura e dei commissari che lo hanno esaminato. Zero ricorsi. Cosa non scontata. E anche qui tutti pronti a tirarci buste di spazzatura».
Atto terzo: l'impianto San Marco e le colpe altrui
L'ultima linea tracciata sulla sabbia riguarda l'impianto di lavaggio della posidonia. Un'infrastruttura da 5 milioni di euro del PNRR, concepita nella passata legislatura e destinata alla zona industriale di San Marco. Selva ammette le lentezze sull'apertura, ma se ne lava le mani, rimandando al mittente le accuse di chi racconta «frottole». L'assessore imputa i ritardi dell'impianto alla "messa in riserva". Di cosa si tratta? Nel rigido e asettico vocabolario della gestione dei rifiuti, la messa in riserva (operazione R13) è lo stoccaggio temporaneo di un materiale prima della sua lavorazione. Nel caso di Alghero, significa dover allestire, impermeabilizzare e autorizzare a norma di legge l'enorme piazzale fisico che dovrà accogliere le tonnellate di posidonia in attesa di essere lavate dai macchinari. Finché il piazzale non è pronto e certificato, l'impianto non può accendere i motori. Ritardi che, assicura Selva, «ovviamente non sono imputabili alla nostra amministrazione».
La chiosa del messaggio è un ramoscello d'ulivo elargito nella Domenica delle Palme, condito con l'immancabile richiamo al «cuore per Alghero». L'offensiva mediatica è servita: la poltrona, per ora, resta salda. Le scorie nel Palazzo, probabilmente, pure.