L'assessorato all'Ambiente lancia il piano inter-assessoriale contro la crisi climatica. Il presidente Taras: "Bene, ma le imprese agricole pagano i danni. Ora fateci sedere per decidere insieme".
di Pasqualino Trubia
La macchina burocratica regionale prova a mettersi al passo con le bizze del meteo. A Cagliari, l'assessora alla Difesa dell'Ambiente, Rossana Laconi, ha riunito i colleghi dell'esecutivo per la prima seduta del Coordinamento interassessoriale dedicato all'adattamento ai cambiamenti climatici. Un vertice istituzionale che incassa il plauso di Confagricoltura Sardegna, ma che solleva immediatamente un problema di metodo: al tavolo mancano i diretti interessati.
L'appello delle campagne
Il presidente dell'associazione di categoria, Stefano Taras, mette subito le carte in tavola. Il coordinamento politico va bene, ma le decisioni prese al chiuso dei palazzi devono fare i conti con chi suda nei campi e vede marcire i raccolti.
«Accogliamo con interesse la notizia divulgata dalla Regione Sardegna», dichiara Taras, prima di piazzare la stoccata: «Ora si coinvolgano nei lavori le organizzazioni di categoria agricola, così come abbiamo sempre richiesto nelle numerose proposte presentate alla politica [...]. Il confronto tra portatori di interesse non deve escludere i rappresentanti delle imprese agricole. Realtà produttive che ogni giorno pagano le conseguenze più gravose della crisi climatica in corso». Il comunicato parla di "Coordinamento interassessoriale". Che cosa significa nella pratica della politica regionale? Fino a ieri, se c'era siccità ci pensava l'assessorato all'Agricoltura, se c'era un'alluvione l'Ambiente, se franava una strada i Lavori Pubblici. Un "coordinamento interassessoriale" costringe i vari "ministeri" sardi a sedersi alla stessa scrivania e a prendere decisioni congiunte. Non è un dettaglio burocratico: il clima distrugge a 360 gradi, e la Regione sta cercando di rispondere con un piano unico, smettendo di procedere per compartimenti stagni.
La faglia climatica e l'emergenza perpetua
Il tempo delle piogge regolari e delle stagioni canoniche è finito. Il leader di Confagricoltura ricorda che l'Isola si trova su una vera e propria «linea di faglia» climatica, dove lunghe siccità si alternano con violenza a bombe d'acqua, grandinate e trombe d'aria. Eventi che non sono più l'eccezione, ma la logorante regola.
Per questo, secondo l'associazione, la transizione ecologica non può essere gestita esclusivamente dai colletti bianchi. Taras delinea l'agenda pratica da portare ai vertici regionali: «Mettere sul piano del confronto e dello scambio di idee il tema della buona gestione idrica, delle nuove pratiche agricole e delle varietà colturali da valorizzare dovrebbero stare in cima all’agenda di una nuova visione dell’agricoltura, che punta a governare e a non subire il cambiamento e la gestione delle emergenze nelle nostre campagne».
In sintesi: chi subisce la furia del clima vuole avere voce in capitolo su come spendere i fondi e organizzare le difese, prima che la prossima emergenza si trasformi nell'ennesima conta dei danni.