L'assessore all'Industria Emanuele Cani incontra i produttori in Gallura. Ad aprile una mozione in Consiglio per sbloccare fondi dedicati, fare rete e creare il marchio "Sughero di Sardegna".
di Pasqualino Trubia
La politica tende la mano all'industria estrattiva e trasformativa più identitaria dell'Isola. A Berchidda, nel cuore storico della produzione sugheriera, si gettano le basi per trasformare una frammentata costellazione di aziende in un fronte economico unito e tutelato dalla legge.
Il vertice e l'obiettivo
Ieri, negli spazi dell'Enoteca Regionale Museo del Vino, l'assessore regionale all'Industria Emanuele Cani si è seduto allo stesso tavolo con i sindaci del territorio (Andrea Nieddu di Berchidda e Fabio Altieri di Calangianus, quest'ultimo vicepresidente della rete europea RETECORK), le associazioni di categoria (CNA, Confartigianato, Federbiofarma, Federlegno, Confindustria) e gli imprenditori del comparto.
L'intento è archiviare l'isolamento aziendale per fare sistema contro le crisi di mercato. Le dichiarazioni dell'assessore tracciano la rotta istituzionale senza equivoci:
«Il rilancio del settore della trasformazione del sughero è un tema molto caro alla Regione, e con questo obiettivo metteremo in campo un impegno comune, di concerto con gli imprenditori del comparto, per istituire un distretto regionale del sughero in Sardegna che possa favorirne la ripresa». Sul tavolo di Berchidda sono state calate due carte tecniche fondamentali. Traduciamole in italiano corrente: Distretto Industriale: Non è un recinto fisico o una zona industriale delimitata, ma un'alleanza economica e giuridica. Istituire il "Distretto del sughero" significa permettere a decine di piccole aziende (spesso concorrenti tra loro) di fare massa critica. Come distretto riconosciuto dalla Regione, potranno accedere a fondi europei, agevolazioni fiscali e prestiti bancari altrimenti preclusi alla singola e piccola impresa. Marchio Collettivo: L'obiettivo è creare il brand protetto "Sughero di Sardegna". A differenza del marchio aziendale (che tutela chi produce), il marchio collettivo certifica unicamente la provenienza geografica, la qualità e la sostenibilità del materiale, indipendentemente da quale artigiano sardo lo abbia materialmente lavorato. È uno scudo legale contro le contraffazioni sui mercati esteri.
L'orologio della politica
Le rassicurazioni verbali dovranno ora superare la prova dell'Aula. I primi di aprile approderà in Consiglio Regionale una mozione formale volta a impegnare la Presidente della Regione e l'intera Giunta su scadenze precise. Il documento non chiede solo l'ufficializzazione del distretto e l'istituzione di un tavolo tecnico permanente, ma esige l'apertura di un fondo economico dedicato, vitale per finanziare l'innovazione tecnologica dei macchinari e l'internazionalizzazione delle vendite.
La sfida finale è razionalizzare una filiera che va dall'estrazione boschiva fino ai tappi di altissima gamma e alla bioedilizia. La sintesi spetta ancora all'assessore Cani:
«L’intento della Regione, così come per altre filiere produttive, è quello di valorizzare il più possibile le nostre risorse. Il sughero è una risorsa importante del territorio regionale, c’è una fortissima tradizione di coltivazione e di uso a più livelli [...], quindi il nostro obiettivo è quello di provare a mettere assieme tutti i produttori e razionalizzare le criticità, in particolare l’aspetto della commercializzazione, il sostegno finanziario della Regione a favore del comparto, e costruire un’ipotesi di distretto ufficialmente riconosciuto che possa raggruppare gli imprenditori al fine di rendere l’economia del sughero quanto più produttiva possibile».