L'Isola blinda il clima: sette assessori al tavolo per difendere acqua, campi e turismo

La Regione vara il coordinamento interassessoriale voluto da Rosanna Laconi. Addio agli interventi a compartimenti stagni: si passa alla "governance" unica per prevenire i disastri meteo.

di Pasqualino Trubia

Il clima non conosce confini burocratici. Quando la siccità brucia i campi o un'alluvione sfonda gli argini, i danni colpiscono contemporaneamente l'agricoltura, le strade, il turismo e la salute pubblica. Per questo, la Regione Sardegna ha deciso di cambiare passo: basta affrontare le emergenze climatiche per compartimenti stagni.

A Cagliari si è tenuta la prima riunione del Coordinamento interassessoriale dedicato alla Strategia Regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici. Un tavolo pesante, voluto dall'assessora alla Difesa dell’Ambiente, Rosanna Laconi, che ha riunito ben sette esponenti della Giunta (Ambiente, Istruzione, Industria, Trasporti, Enti Locali, Agricoltura) insieme ai vertici di Sanità, Lavoro e ai Direttori generali.

Prevenire, non solo inseguire i disastri L'obiettivo politico è chiaro: smettere di rincorrere le emergenze e iniziare a programmare le infrastrutture tenendo conto che il clima di domani non sarà quello di ieri.

«Con l’attivazione del coordinamento interassessoriale, la strategia regionale di adattamento ai Cambiamenti Climatici assume il ruolo di quadro unitario di riferimento per l’intera azione pubblica regionale», ha spiegato l'assessora Laconi. «L’adattamento ai cambiamenti climatici rappresenta oggi una priorità strutturale per la sicurezza dei territori e delle comunità. Non si tratta solo di rispondere agli eventi, ma di rafforzare in modo permanente la capacità del sistema pubblico di prevenire, anticipare e gestire rischi sempre più complessi e interconnessi. Integrare il rischio climatico nelle politiche pubbliche significa rendere più resilienti le infrastrutture, garantire la continuità dei servizi essenziali e migliorare l’efficacia dei sistemi di protezione civile». I comunicati istituzionali sono densi di termini tecnici come "governance" e "resilienza". Traduciamoli per capire cosa cambierà concretamente: Governance: È il metodo di governo. Finora, se serviva un invaso per l'acqua, ci pensava solo l'assessorato ai Lavori Pubblici. Con questa nuova "governance", prima di posare un tubo, Lavori Pubblici, Ambiente e Agricoltura dovranno decidere insieme se quell'opera reggerà alle ondate di calore previste tra vent'anni. Resilienza: In metallurgia è la capacità di un metallo di resistere agli urti senza spezzarsi. Applicato ai territori, significa costruire strade, reti fognarie e acquedotti capaci di incassare il colpo di un evento meteo estremo (come le "bombe d'acqua") tornando rapidamente a funzionare, invece di collassare.

I settori a rischio: acqua, campi e coste Durante il vertice sono emerse le priorità assolute. In cima alla lista c'è l'agricoltura, stretta nella morsa della siccità e bisognosa di una gestione idrica rivoluzionata. Segue a ruota il turismo, che dovrà fare i conti con l'innalzamento delle temperature e riprogrammare i propri flussi.

Il lavoro sporco non verrà fatto dai politici, ma dai tecnici. L’operatività sarà garantita dal Gruppo di Lavoro Interassessoriale (GDLI), un braccio tecnico composto da Direttori generali e agenzie regionali. Saranno loro, divisi per "tavoli tematici" (coste, risorse idriche, protezione civile), a dover tradurre queste buone intenzioni in progetti cantierabili, attingendo ai fondi europei per blindare il futuro dell'Isola contro la furia del clima.

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