Il simulacro della chiesa di Santa Croce, protagonista della processione dei Misteri, è stato recuperato dalla Diocesi e dalla Soprintendenza. Tornerà in strada il Martedì Santo.
di Pasqualino Trubia
Il legno scuro segnato dai secoli torna a respirare. Nei giorni scorsi si è concluso il delicato restauro del Cristo crocifisso custodito nella chiesa di Santa Croce a Bosa. Un manufatto di pregevole fattura locale, scolpito nella seconda metà del Diciassettesimo secolo, che riprende il suo posto sull'altare proprio alla vigilia dei giorni più intensi per la fede e la tradizione cittadina.
L'intervento di recupero è stato finanziato e realizzato dalla Diocesi, sotto la stretta direzione tecnica della Soprintendenza di Cagliari. Un lavoro di bisturi e pennelli che ha permesso di salvare un'opera d'arte, ma soprattutto di restituire alla comunità un simbolo devozionale dall'immenso valore storico.
Il Martedì Santo e i Misteri
Il tempismo del restauro non è casuale. Il crocifisso di Santa Croce non è una statua da museo, destinata all'immobilità in una teca. È un simulacro vivo, protagonista assoluto del Martedì Santo, giorno in cui viene portato a spalla per le vie del centro storico durante la solenne processione dei Misteri. Quando parliamo di processione dei "Misteri", a cosa ci riferiamo esattamente? Nella tradizione cattolica, di forte impronta spagnola (radicatissima in Sardegna), i Misteri non sono enigmi nascosti, ma le singole rappresentazioni plastiche della Passione di Cristo (l'orto degli ulivi, la flagellazione, la crocifissione). Bosa è uno dei pochissimi centri nell'Isola ad aver conservato intatto questo antico rito del martedì, portando in strada i simulacri che raccontano visivamente il dolore e la via crucis prima della Pasqua.
Il plauso delle istituzioni
A sigillare la fine dei lavori è arrivata la nota ufficiale dell'Amministrazione comunale. Il Municipio ha espresso sincera gratitudine a chi ha lavorato per la salvaguardia del bene, ricordando come il restauro rappresenti un investimento vitale per la memoria storica di Bosa. Tutelare il patrimonio culturale, infatti, non significa solo conservare la materia, ma proteggere il collante che tiene unita una comunità attorno alla propria identità.