I numeri della sanità sarda al tavolo con i sindacati. Todde: "Criticità evidenti, ma invertita la rotta su assunzioni e cantieri"

La Presidente della Regione illustra l'avanzamento dei fondi PNRR. Crescono le prenotazioni, ma la capacità di risposta resta al 24,8%. Tra i nodi irrisolti: liste d'attesa e disomogeneità territoriali.

La sanità sarda si misura sui fogli Excel prima ancora che nelle corsie. La Presidente della Regione (e assessora ad interim alla Sanità) Alessandra Todde ha convocato i vertici dei sindacati confederali per fare il punto sullo stato di avanzamento delle riforme e sull'impiego dei fondi europei. Un incontro fissato dal Protocollo d'intesa siglato l'estate scorsa, pensato per allineare i dati del Palazzo con le percezioni di chi lavora in trincea.

Il quadro restituito dai numeri regionali è un chiaroscuro fatto di cantieri sbloccati, timidi segnali di ripresa sul personale e vecchi mali cronici, a partire dalle liste d'attesa.

Il salvataggio del PNRR e i cantieri ospedalieri Il dato politico più rivendicato dall'amministrazione riguarda i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Ad aprile 2024, il livello di avanzamento sui progetti per le case e gli ospedali di comunità era fermo all'8%. Oggi, la Giunta assicura che il traguardo è a portata di mano: «La prima buona notizia è che raggiungeremo il target del PNRR su case e ospedali di comunità», ha dichiarato la Todde, annunciando l'attivazione di 320 nuovi posti letto territoriali entro giugno 2026.

Sbloccati anche i lavori per l'ammodernamento della rete ospedaliera tradizionale. Riparte il cantiere all'ospedale oncologico Businco di Cagliari e riprendono i lavori a San Gavino, grazie a un'immissione straordinaria di liquidità necessaria per far fronte all'aumento dei costi delle materie prime.

I buchi in corsia: assunzioni e pensionamenti Il capitolo più sensibile per i sindacati è quello delle risorse umane. La Giunta certifica un'inversione di tendenza nei concorsi: sono stati contrattualizzati oltre 1.500 infermieri, 982 dirigenti medici e 943 Operatori Socio Sanitari (OSS). Un cerotto importante, che tuttavia non basta a fermare l'emorragia. «Non è sufficiente rispetto alle carenze strutturali, ma la tendenza è cambiata», ammette la Presidente, ricordando che le nuove immissioni in ruolo rischiano di essere vanificate dall'imminente ondata di pensionamenti se non si programma il turnover in anticipo.

Il paradosso del CUP e le liste d'attesa Dove il sistema continua a mostrare la corda è nel rapporto diretto con i pazienti. I dati del Centro Unico di Prenotazione (CUP) fotografano una pressione crescente sulle strutture: tra gennaio 2025 e gennaio 2026 le richieste di visite sono aumentate del 27%. La capacità di risposta della macchina regionale è però rimasta inchiodata al 24,8%. Significa che, a fronte di una domanda esplosa, il sistema riesce a evadere solo un quarto delle richieste nei tempi previsti.

A pesare su questo blocco è anche la spesa specialistica. La Regione denuncia "disomogeneità territoriali": in alcune zone della Sardegna, a fronte di una forte richiesta di esami e visite, i livelli di erogazione del servizio da parte delle strutture non sono coerenti con le necessità della popolazione.

Nei tavoli sindacali si parla spesso di ADI, REIS e PLUS. Cosa significano queste sigle che decidono le sorti delle famiglie più fragili? L'ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) è il servizio che porta infermieri e medici direttamente a casa dei pazienti non autosufficienti, evitandone il ricovero. Su questo fronte, la Regione ha superato gli obiettivi europei, raddoppiando l'utenza coperta dall'11% al 25% in un anno. Il REIS (Reddito di Inclusione Sociale) è il sussidio in denaro che la Regione versa mensilmente alle famiglie in povertà estrema per comprare cibo e pagare le bollette. I fondi per questa misura sono stati aumentati per raggiungere più persone. I PLUS (Piani Locali Unitari dei Servizi alla persona) sono gli uffici territoriali (spesso gestiti da gruppi di Comuni) che devono fisicamente distribuire questi aiuti e organizzare l'assistenza. È qui che si annida il problema: la Regione ammette che questi uffici sono spesso ingolfati dalla burocrazia e non riescono a spendere i fondi europei a disposizione.

Il reparto per i bambini al Brotzu L'incontro si è chiuso con un aggiornamento su uno dei progetti più attesi: la nuova terapia intensiva pediatrica all'ospedale Brotzu di Cagliari. Il reparto, dotato di sei posti letto salvavita per i più piccoli, aprirà entro la fine dell'anno. Per garantire un'assistenza d'eccellenza, medici e infermieri sardi verranno formati in collaborazione con l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

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