Tortolì, la cura dell'anima non è solo medicine: trenta donne a scuola di compassione per sconfiggere l'ansia

A volte, per guarire, bisogna imparare a perdonarsi. Nel cuore dell'Ogliastra il Centro di Salute Mentale di Tortolì ha deciso di tentare una via inedita per curare il malessere femminile. Non più, o non solo, la chimica del farmaco che tacita il sintomo, ma un lavoro di scavo interiore per disinnescare la bomba a orologeria dell'ansia e dello stress.

Il progetto si chiama "Compassionate Mind Training". Un nome inglese per un concetto antico: trattarsi bene. L’iniziativa è curata dalla Ssd Psicologia della Asl locale e coinvolge trenta donne in un percorso di tredici incontri. L'obiettivo è ambizioso: passare dalla cura della patologia alla piena consapevolezza di sé.

Le tecniche messe in campo sono quelle della Mindfulness, ormai sdoganata anche negli ospedali, incrociate con la "Compassion Focused Therapy", terapia di ultima generazione che insegna a spegnere il critico interiore.

La dottoressa Claudia Abate, che dirige la struttura ed è l'anima del progetto insieme alla collega Anna Rita Deiana e alla psichiatra Debora Lampis, spiega la filosofia dell'intervento senza nascondersi dietro paroloni accademici: «Si è scelto di implementare un percorso di gruppo con la Compassion Focused Therapy e la Mindfulness, perché queste pratiche sono utilizzabili per la generalità e la trasversalità del funzionamento umano, senza entrare nella patologia specifica».

Il punto non è scavare nel trauma fine a se stesso, ma cambiare il dialogo interno. «Inoltre – prosegue la dottoressa Abate – permettono di acquisire un nuovo modo di “parlarsi” con un’impronta compassionevole e amichevole, riducendo criticità legate ai propri vissuti emotivi e rendere così autonoma psicologicamente la persona nell’affrontare le vicende quotidiane. Entrambe queste pratiche sono utili per migliorare la propria consapevolezza e il proprio equilibrio emotivo, fondendo l’esperienza delle tecniche di meditazione, con alcuni aspetti teorici di terapia cognitiva».

Non si tratta di stregoneria new age, ma di protocolli sanitari. Tutto viene misurato. Alle pazienti è stato somministrato un test all'inizio e se ne farà un altro alla fine. Niente impressioni, solo dati. «Questo strumento – conclude la dottoressa – ci consentirà di verificare in modo standardizzato e oggettivo l’impatto del percorso; otterremo così un report preciso sugli esiti del progetto, utile anche per apportare eventuali miglioramenti futuri».

L'iniziativa segue il solco tracciato dal precedente progetto "Mindstress" e rientra nel Piano Nazionale Equità nella Salute. In un mondo che corre e giudica, insegnare alle donne a essere gentili con se stesse potrebbe essere la vera rivoluzione sanitaria.

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