Sassari, la casa degli orrori: dieci giorni di torture, rasata e drogata dal "fidanzato"

Mentre il Paese si accapiglia sulle solite quisquilie di palazzo, a Sassari andava in scena l'inferno. Non quello metaforico, ma quello vero, fatto di carne viva, psicofarmaci e umiliazioni che nemmeno in Arancia Meccanica. Il copione è quello, purtroppo consueto, dell'amore criminale, o di quella cosa che certi uomini continuano a chiamare amore e che invece è puro possesso bestiale.

La vittima ha 23 anni. Il carnefice, il suo "fidanzato", l'ha tenuta segregata in casa per dieci giorni nel quartiere di Santa Maria di Pisa. Dieci giorni in cui la ragazza ha smesso di essere una persona ed è diventata una cosa nelle mani del suo aguzzino. Il trattamento riservatole è da campo di concentramento: rasata a zero, per cancellarne la femminilità e l'identità; imbottita di psicofarmaci, per annientarne la volontà; abusata sessualmente, perché il possesso deve essere totale.

E poi il cibo. Non servito a tavola, ma gettato a terra. A volte calpestato, come si fa con le bestie, per ribadire chi comanda e chi deve strisciare. Un "film dell'orrore", dicono le cronache. Ma i film finiscono dopo due ore, qui l'incubo è durato duecentoquaranta ore.

A spezzare la catena non è stato il destino, ma l'istinto materno. La madre della giovane, non vedendola rientrare e mangiando la foglia, ha chiamato i Carabinieri. Ha indicato l'indirizzo dell'uomo, ha insistito. I militari dell'Arma, per fortuna, non hanno perso tempo con le lungaggini burocratiche. Sono andati sul posto. Hanno suonato al citofono. Nessuna risposta.

Invece di andarsene, hanno deciso di entrare lo stesso, passando dalla finestra. E quello che si sono trovati davanti è un quadro che difficilmente dimenticheranno: la ragazza era lì, "visibilmente scossa e colma di lividi in varie parti del corpo", ridotta a un fantasma di se stessa.

L'orco è finito in manette. Le accuse che la Procura gli ha rovesciato addosso sono pietre tombali: sequestro di persona, lesioni, resistenza a Pubblico Ufficiale e, soprattutto, tortura. Perché di questo si tratta. Il Gip, nell'interrogatorio di garanzia, non ha avuto dubbi e ha confermato la custodia cautelare in carcere. La ragazza è ora ricoverata e affidata a un centro antiviolenza, dove dovrà provare a rimettere insieme i pezzi di un'anima frantumata da chi diceva di amarla. Resta da chiedersi, come sempre, dove fossero tutti gli altri mentre a Santa Maria di Pisa andava in scena l'orrore.

Cronaca

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