A Cagliari la guerra del sellino finisce a Strasburgo. Vietato legare le bici ai lampioni per "decoro": un regalo ai ladri o una questione di civiltà?
Ci sarà pure un giudice a Berlino, diceva il mugnaio di Potsdam a Federico il Grande. A Cagliari, non trovandone più in Italia, sperano che ce ne sia almeno uno a Strasburgo. La notizia, che a prima vista potrebbe strappare un sorriso a chi è abituato a ben altri drammi, è serissima: la Fiab, l’associazione dei ciclisti, ha deciso di portare la questione del parcheggio delle biciclette davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Sì, avete letto bene. I diritti dell’uomo. Che di solito vengono scomodati per torture, censure o ingiustizie capitali, e che oggi in Sardegna vengono invocati per il sacrosanto diritto di non farsi rubare la bicicletta.
Il fatto è semplice, o almeno dovrebbe esserlo. Il Comune di Cagliari ha vietato di incatenare le due ruote ai pali della luce, alle ringhiere e all’arredo urbano. Motivo? Il decoro. Una parola che in Italia serve a coprire molte cose, spesso l’assenza di quelle necessarie. I ciclisti hanno fatto ricorso, ma il Consiglio di Stato, nel settembre scorso, ha dato loro torto. La sentenza è definitiva: il palo è sacro, la bici no.
E qui scatta il paradosso tutto nostrano. Da una parte ci riempiamo la bocca di "mobilità sostenibile", di "transizione ecologica", invitando i cittadini a lasciare l’auto in garage, chi ce l'ha, per non soffocare le città. Dall’altra, se il cittadino obbedisce e pedala, ma poi osa legare il mezzo all’unico appiglio disponibile perché mancano le rastrelliere, lo multiamo. O peggio, gli impediamo di difendersi dai ladri.
Perché, come spiega con logica ineccepibile Virgilio Scanu, presidente della Fiab locale: "La bicicletta, rispetto ad altri mezzi di trasporto, non può essere parcheggiata senza dei sistemi che scoraggino il furto. È la prima volta che questo tema viene portato all'attenzione della Corte Europea. Ma riteniamo che sia un tema importante e strategico per incoraggiare la mobilità urbana con le biciclette con tutti i benefici che ne conseguono".
Scanu ha ragione. Una bicicletta appoggiata al muro senza catena, in Italia, dura quanto un gatto in tangenziale. Vietare l’uso dei pali senza fornire un’alternativa valida non è tutela del decoro: è istigazione al furto. O, peggio, un invito a tornare alla vecchia, inquinante, ma chiudibile automobile. "Ci auguriamo che ci sia massima attenzione e sensibilità su questo tema", aggiunge Scanu.
La speranza è l'ultima a morire, anche se l'idea che la Corte di Strasburgo debba sospendere i lavori sui grandi crimini contro l'umanità per occuparsi dei lucchetti di Cagliari dà la misura di quanto, in questo Paese, il buon senso sia diventato merce rara. Più rara, a quanto pare, delle rastrelliere.