L’inverno del 2026 ha deciso di presentare il conto, e lo ha fatto nel modo più antico e spietato: con l’acqua. Non quella che disseta, ma quella che affoga. Da settimane la Sardegna è sotto una pioggia battente che non concede tregua, trasformando le campagne in acquitrini impraticabili.
Il problema, però, non è solo meteorologico. È burocratico, ed è lì che il dramma rischia di diventare farsa. Con i campi ridotti a paludi, i trattori restano nei capannoni. Entrare nei terreni per le semine invernali è impossibile, così come raccogliere carciofi o curare i frutteti. La natura ha i suoi tempi, ma l'Unione Europea ha i suoi calendari. E i due, al momento, non si parlano.
Il Centro Studi Agricoli ha lanciato un allarme in tal senso: se non si fermano le scadenze, saltano gli aiuti della Pac. Migliaia di aziende agricole rischiano di perdere i fondi comunitari perché, banalmente, non possono seminare entro le date previste dai regolamenti.
Monica Pisano, dirigente del Centro Studi Agricoli, fotografa la situazione senza usare filtri: «Non siamo di fronte a un problema localizzato, ma a un’emergenza che riguarda tutta la Sardegna. In vaste aree dell’Isola i terreni sono completamente saturi d’acqua e non è possibile entrare nei campi per effettuare le semine delle colture invernali».
Siamo al paradosso. L'agricoltore che guarda il cielo sperando che smetta, deve guardare anche la scrivania sperando che qualcuno a Cagliari si muova. La richiesta è indirizzata all'assessore regionale all'Agricoltura, Agus: serve riconoscere lo stato di forza maggiore. Non pigrizia, impossibilità fisica.
«Pretendere il rispetto rigido dei calendari PAC in una situazione di questo tipo – incalza Pisano – significa scaricare sugli agricoltori il peso dei cambiamenti climatici, trasformando le regole comunitarie in una penalizzazione ingiusta».
Se questa fase di maltempo dovesse continuare senza un intervento normativo, il disastro economico sarebbe servito a tavola. La dirigente è chiara sulla soluzione: «Chiediamo che l’assessore regionale all’Agricoltura attivi immediatamente una deroga regionale sui termini di semina, riconoscendo formalmente lo stato di forza maggiore. Senza un intervento tempestivo, migliaia di aziende rischiano di andare in anomalia sugli aiuti PAC della Domanda 2026, con danni economici gravissimi e del tutto ingiustificati».
La sintesi è brutale ma necessaria: «La PAC deve essere uno strumento di sostegno al reddito agricolo, non un meccanismo punitivo in presenza di eventi climatici eccezionali». Ora la palla passa alla Regione. Serve una firma per fermare il tempo burocratico, visto che quello atmosferico non lo comanda nessuno.