La generosità non è un "post": sabato ad Alghero torna il rito della sacca (e del civismo)

L’Avis chiama a raccolta in via Giovanni XXIII. Tra calo delle donazioni ed emergenza sanitaria, il sangue resta l’unica moneta che non si può stampare. Dalle 8 alle 12: trenta minuti per restare umani.

ALGHERO – Dire che il sangue sia l'essenza della vita è un'ovvietà da sussidiario, ma ricordarlo in un momento di magra per le emoteche è un dovere di cronaca. Sabato 30 gennaio, l'Avis Comunale di Alghero, in una necessaria alleanza con l’Istituto Comprensivo n° 2 e il centro trasfusionale cittadino, ha deciso di piantare le tende — o meglio, di parcheggiare l'autoemoteca — laddove si formano le coscienze: davanti a una scuola.

Per chi ha ancora il coraggio di guardare un ago senza svenire, o semplicemente per chi ha capito che la comunità è un corpo collettivo che ha bisogno di ossigeno, l'appuntamento è chiaro: Data: Sabato 31 gennaio 2026 Orario: Dalle ore 8:00 alle ore 12:00 Luogo: Scuola Elementare in via Giovanni XXIII, Alghero

Sarà presente l'equipe medica dell’AVIS Provinciale, pronta ad accogliere vecchi e nuovi donatori con la consueta, rassicurante professionalità.

C'è un tono di urgenza che traspare tra le righe, figlio di un momento storico che vede le scorte assottigliarsi pericolosamente. La "sensibile riduzione delle donazioni" è un rischio clinico. Donare è, husserlianamente parlando, l'atto massimo di riconoscimento dell'Altro: accorgersi che il bisogno del prossimo è reale tanto quanto il proprio battito cardiaco.

L'Avis è categorica: l'invito è a donare «sia presso il mezzo mobile di raccolta o presso il centro trasfusionale della nostra città».

Non servono grandi orazioni per convincere un sardo a fare il suo dovere, solitamente basta ricordargli che qualcuno sta peggio di lui. «Nel ringraziare anticipatamente tutti i donatori ricordiamo che donando il sangue possiamo salvare la vita agli altri».

Andateci. Non per l'esenzione dal lavoro o per la colazione gratuita, ma per dimostrare a voi stessi che, in questo mondo di bit e algoritmi, siete ancora fatti di carne, sangue e, soprattutto, anima.

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