C’è una Sardegna che parla spagnolo, mangia asado ma sogna i nuraghi. È quella dei discendenti, i figli e i nipoti di chi partì con la valigia di cartone verso il Sud America. Ieri, una delegazione di questi giovani è tornata a casa, o meglio, nella terra dei padri, per trasformare la nostalgia in progetto politico ed economico.
Sono arrivati per lavorare. Ospiti dell'Assessorato del Lavoro, i ragazzi hanno inaugurato un laboratorio progettuale che serve a ricucire lo strappo dell'oceano. La truppa è guidata da Maria Victoria Signorini, vice presidente della Federazione dei Circoli Sardi in Argentina, e rappresenta le comunità di La Plata, San Isidro, Mar del Plata, Rosario, Neuquén (nel profondo della Patagonia), Villa Bosch e Tucumán.
L'assessora Desirè Manca li ha accolti mettendo subito in chiaro che non si tratta di folklore, ma di sostanza: «L’emigrazione non è solo lontananza geografica, è anche radice culturale e appartenenza emotiva. Questo laboratorio, emerso dalle idee presentate dai giovani durante il recente Congresso in Argentina, vuole essere un ponte tra generazioni, un luogo in cui i giovani emigrati possano progettare il loro futuro insieme alla Sardegna, sentendosi parte di una comunità viva e dinamica».
Il calendario della settimana è serrato, degno di una missione diplomatica. Dopo l'avvio dei lavori con i funzionari del Servizio Emigrazione, domani la delegazione siederà al tavolo della Consulta regionale. Mercoledì si apriranno i portoni del palazzo di via Roma, dove il Presidente del Consiglio Piero Comandini farà gli onori di casa. Giovedì sarà il turno dei diritti e dell'integrazione con il CREI ACLI, per chiudere poi venerdì a Quartu Sant’Elena, ospiti del sindaco Milia e dell'Associazione Fernando Santi.
La Regione cerca di invertire la rotta demografica guardando a chi ha il sangue sardo ma il passaporto argentino. L'iniziativa, spiega ancora l'assessora, serve a «offrire loro opportunità concrete di sperimentarsi in un percorso propositivo per favorire la partecipazione e per promuovere l'ingresso e il ritorno di giovani discendenti argentini in Sardegna».
In un'isola che si spopola, richiamare i nipoti potrebbe essere l'ultima carta rimasta da giocare. Se son rose, fioriranno; se son fichi d'India, speriamo almeno che mettano radici.