La patente impossibile di Sassari e i miracolati del volante: l'Italia a due velocità

L’italiano, si sa, coltiva fin dalla culla un rapporto quasi mistico con l’automobile. Conseguire la patente di guida non è mai stata, alle nostre latitudini, una semplice formalità amministrativa, ma un vero e proprio rito di passaggio all’età adulta, un sacramento laico che sancisce l'ingresso in società. Eppure, a scartabellare l'ultimo, impietoso dossier del Ministero dei Trasporti relativo all'anno 2025, sembra che questo rito si stia trasformando, per molti nostri connazionali, in un inaspettato calvario.

I numeri nudi e crudi non ammettono repliche: su oltre due milioni di candidati presentatisi all'esame, ben 618.000 sono stati rimandati a casa a piedi. Un aspirante guidatore su quattro viene bocciato, il tasso di fallimento più alto registrato negli ultimi due lustri.

Ma come sempre accade nella nostra Penisola, patria dei campanili e delle incolmabili differenze geografiche, la media nazionale nasconde al suo interno abissi statistici. In questa singolare classifica della severità, il primato assoluto spetta a Sassari. Nel capoluogo turritano, ottenere l'agognato cartoncino rosa con la bandiera europea è diventato uno scoglio quasi insormontabile. La città si piazza saldamente al primo posto in Italia per numero di bocciati, staccando il resto del Paese con un tasso di respinti che sfiora un drammatico 39,77%. Tradotto per il lettore dal freddo linguaggio percentuale: quattro sassaresi su dieci non superano la prova. La mannaia si abbatte già sui banchi della teoria, dove il 40% dei candidati inciampa sui trabocchetti della segnaletica e delle precedenze, per poi proseguire inesorabile durante la prova pratica nel traffico cittadino.

Di fronte a un simile, prussiano rigore, verrebbe da ipotizzare una cronica imperizia al volante insita nel DNA del Nord Sardegna. Ma basta scorrere le altre pagine del medesimo dossier ministeriale per capire che l'anomalia, con ogni probabilità, non risiede a Sassari, bensì altrove. In diverse province del Sud Italia, infatti, il tasso di bocciatura è talmente basso da risultare, statisticamente, quasi inesistente. In quelle terre, a dar retta ai registri, si deve presumere che i diciottenni nascano tutti con il talento di Juan Manuel Fangio, capaci di destreggiarsi tra rotatorie e parcheggi a spina di pesce con la naturalezza di chi ha passato la vita in pista.

O forse, molto più prosaicamente, siamo di fronte all'ennesimo, stanco capitolo di quell'Italia a due velocità, dove il rispetto inflessibile delle regole di alcuni uffici si scontra con il lassismo, l'occhio chiuso e la pacca sulla spalla tipici di troppe nostre amministrazioni.

Per tentare di porre argine a questo divario imbarazzante e garantire un minimo di decenza istituzionale, il Ministero ha in cantiere una soluzione drastica per il futuro: l'introduzione di telecamere all'interno degli abitacoli durante gli esami. L'occhio elettronico vigilerà dunque sulle manovre e sulle valutazioni, nel tentativo di imporre un'uniformità di giudizio su tutto il territorio nazionale e garantire la massima trasparenza. È il triste, ma forse inevitabile, epilogo di un Paese in cui, per ottenere giustizia ed equità nei giudizi, non ci si può più affidare alla serietà della coscienza umana, ma occorre appaltare l'onestà a un obiettivo digitale.

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