Cari amici, non ho nessun amico. Il grande inganno della "Friendflation" e il costo del nostro vuoto

L'Attacco

Il rito è noto, quasi liturgico, e si consuma ogni fine settimana. Ci si siede a un tavolo, si ordinano drink i cui prezzi sembrano ormai quotati in borsa e si partecipa alla grande commedia della socialità. Si paga un conto salato, rincarato dai colpi di coda dell'inflazione che ha falcidiato il settore dell'intrattenimento, per il privilegio di sedere accanto a persone che, tra un sorso e l'altro, controllano le notifiche sullo smartphone. È il mutuo non scritto della nostra epoca: spendiamo capitali per non essere esclusi, per partecipare a viaggi di gruppo, addii al celibato o cene performative. Eppure, una volta tornati a casa, il saldo emotivo è in rosso. Abbiamo speso molto, ma non abbiamo incassato nulla.

La Tesi: Cos'è e da dove nasce

L'economia ha un termine per quando le aziende riducono la quantità di un prodotto mantenendo il prezzo invariato: shrinkflation. La sociologia contemporanea ha coniato il suo gemello relazionale: la Friendflation. Che cos'è? È l'inflazione delle amicizie. Il costo, economico, ma soprattutto di energie nervose e di tempo, per mantenere una cerchia sociale è schizzato alle stelle, ma la "grammatura" del legame, la sua intimità e il suo valore di supporto, si è drasticamente ridotta.

Da quando si manifesta e perché? Il fenomeno ha subìto un'accelerazione brutale nel post-pandemia. Esaurita la sbornia del revenge spending (la spesa compulsiva per compensare i mesi di lockdown), la realtà ha presentato il conto. Il costo della vita è esploso, ma l'ansia di esclusione (la cosiddetta FOMO, Fear Of Missing Out) ha spinto le persone a svuotare i risparmi pur di mantenere il passo con il gruppo, generando quello che gli anglosassoni chiamano friendship debt. Si paga per esserci, per presenziare, non per condividere.

I dati che fotografano questo scollamento sono impietosi. Negli Stati Uniti, anticipatori di ogni nostra nevrosi, il Survey Center on American Life ha certificato che nel 2024 il 17% delle persone dichiara di non avere nemmeno un amico intimo (erano il 3% nel 1990). È un'epidemia di solitudine mascherata da iper-socialità, tanto che nel 2023 il Surgeon General degli Stati Uniti ha ufficialmente paragonato i danni fisici della disconnessione sociale a quelli di chi fuma quindici sigarette al giorno.

L'Autorità: L'impossibilità aritmetica

Non c'è bisogno di aspettare le moderne statistiche anglosassoni per certificare il nostro fallimento. Ci era già arrivato Aristotele, con un senso della realtà che oggi definiremmo dirompente. Nell'Etica Nicomachea, il filosofo smonta l'illusione della socialità di massa: l'amicizia vera, quella basata sulla virtù e non sull'utilità o sul mero piacere del momento, richiede tempo, consuetudine, vita condivisa. È un'impossibilità aritmetica. Le risorse umane sono finite e chi cerca di essere amico di tutti finisce inevitabilmente per svalutare il legame, trasformandolo in una moneta fuori corso sempre che di monete per reggerne il peso ne sia provvisto.

È la stessa lucida diagnosi da cui parte il filosofo Jacques Derrida in apertura del suo saggio Politiche dell'amicizia. Derrida riprende la celebre e controversa aporia attribuita proprio alla tradizione aristotelica: "O philoi, oudeis philos", ovvero "Cari amici, non ho nessun amico". È il manifesto perfetto della Friendflation. Rivolgersi a un plurale indistinto, i follower, i conoscenti, i partecipanti alla chat di gruppo, serve unicamente a certificare l'assoluta e drammatica assenza del singolare. La folla, per sua natura, annulla l'amico.

Qui non si tratta di fare la morale ai tempi moderni o di rimpiangere chissà quale età dell'oro. Questa è cronaca pura. Il mercato ha semplicemente reso finanziario il nostro bisogno di appartenenza, trasformando le relazioni in un abbonamento premium, all inclusive a cui non osiamo disiscriverci per l'atavica paura di restare soli. Ma la solitudine è già lì, seduta con noi al tavolo del bar. Per uscirne non serve spendere di più o frequentare di più. Serve, al contrario, il coraggio spietato e sanissimo di sottrarsi. Smettere di pagare la tassa sulla finta vicinanza, accettando che l'amicizia, per sopravvivere all'inflazione, deve tornare a essere quello che è sempre stata: non un bene di largo consumo, ma un privilegio per pochi.

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