L'ombra del razionamento energetico si allunga sui serbatoi italiani: il blocco di Hormuz detta i piani di contenimento

Al momento nessuna chiusura è prevista nella Penisola, ma le scorte di gas tengono il Paese lontano dallo stato di massima emergenza. Il settore dei trasporti rischia il ritorno delle targhe alterne e lo stop ai mezzi privati.

L'ipotesi di un razionamento forzato dei consumi di elettricità, carburante e gas naturale inizia a farsi spazio nel dibattito pubblico nazionale. Sebbene al momento non sia prevista alcuna serrata energetica all'interno dei confini italiani, l'eventualità di un taglio delle forniture di petrolio spinge a calcolare quali misure restrittive potrebbero essere adottate, sulla scorta dei blocchi totali già sperimentati dalla popolazione in tempi recenti. L'urgenza di definire questi scenari è dettata dalla situazione internazionale, che vede alcuni Paesi del pianeta già costretti ad attivare il blocco dei consumi a causa della chiusura dello stretto di Hormuz, il lembo di mare nevralgico per il transito globale del greggio.

La scure dei divieti si abbatterebbe in primo luogo sul settore dei trasporti, un comparto che assorbe da solo il trentaquattro per cento dell'intera energia utilizzata in Italia. Le manovre di contenimento punterebbero a disincentivare l'uso dei veicoli privati a favore di un massiccio impiego della rete di trasporto pubblico. Il piano di risparmio comprenderebbe la disattivazione degli impianti di illuminazione pubblica ritenuti non essenziali, accompagnata dal ripristino della circolazione a targhe alterne, il sistema che vincola l'uso dell'automobile ai giorni pari o dispari a seconda del numero finale impresso sulla targa di immatricolazione.

La gravità della crisi verrebbe misurata attraverso un protocollo strutturato su tre stadi progressivi. La procedura scatta con un primo livello classificato come preallarme, per poi tramutarsi in un vero e proprio stato di allarme nella fase successiva. Il terzo e ultimo gradino sancisce l'ingresso in emergenza totale. Allo stato attuale, i volumi delle riserve di gas naturale immagazzinate sul territorio nazionale consentono all'Italia di mantenersi a debita distanza dal raggiungimento del terzo livello di allerta.

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