L'ombra di Hormuz sui mercati: il petrolio vola, stop alle assicurazioni per le navi nel Golfo

L'attacco in Iran fa esplodere i prezzi. Un drone colpisce la maxi-raffineria saudita di Ras Tanura. Carburanti italiani già ai massimi da un anno. Il blocco logistico rischia di paralizzare il commercio globale di gas e greggio.

di Pasqualino Trubia

Il quadrante mediorientale si infiamma e il mondo presenta il conto alla pompa. L'attacco all'Iran innesca la reazione immediata dei mercati. Il petrolio schizza verso l'alto. Il barile di Brent tocca i 78,80 dollari (+8,28%) dopo aver sfiorato picchi di rialzo del 13%. Il Wti si assesta a 72,24 dollari (+7,79%). L'onda d'urto colpisce anche il gas naturale. Ad Amsterdam l'indice di riferimento (Ttf) segna un balzo del 25%, sfiorando i 40 euro al megawattora. Sono i massimi dal febbraio 2025.

Il portafogli italiano La crisi globale si scarica direttamente sul consumatore. In Italia il gasolio registra il livello più alto da un anno a questa parte. Il diesel self service tocca 1,728 euro al litro, il servito arriva a 1,865. Ma la fotografia scattata da Staffetta Quotidiana è destinata a invecchiare in fretta. La testata di settore avverte senza mezzi termini che la tendenza al rialzo «è solo l'inizio», poiché non tiene ancora conto della fiammata petrolifera delle ultime ore: «Gli effetti sui prezzi alla pompa si vedranno a partire da domani».

La strettoia di Hormuz La geografia detta le regole del gioco. L'occhio degli analisti è fisso sullo Stretto di Hormuz. Da questa faglia marittima transita un quinto del gas naturale liquefatto del pianeta, in gran parte di provenienza qatariota. Goldman Sachs calcola che un blocco fisico del passaggio della durata di un solo mese farebbe esplodere i prezzi del gas in Europa e in Asia del 130%. Gli Stati Uniti, esportatori netti e con impianti di liquefazione già a pieno regime, restano invece al riparo dal contraccolpo.

Il bersaglio saudita La vulnerabilità delle infrastrutture si palesa in Arabia Saudita. Il ministero della Difesa di Riad annuncia l'abbattimento di un drone ostile in avvicinamento. Nessun ferito, ma il bersaglio è nevralgico. Nel mirino finisce la raffineria di Ras Tanura. Il complesso è uno dei più grandi del Medio Oriente e lavora 550mila barili al giorno. La compagnia petrolifera di Stato, Aramco, sospende immediatamente le operazioni nell'impianto per ragioni di sicurezza.

L'embargo burocratico Il vero blocco, prima ancora che militare, è assicurativo. Dalla mezzanotte del 5 marzo (ora di Londra), più della metà dei maggiori club marittimi mondiali staccherà la spina. Sette dei dodici membri dell'International Group of Protection and Indemnity Club smetteranno di coprire i rischi di guerra per le navi in ingresso nel Golfo Persico o nelle acque iraniane. Viene meno la rete di protezione finanziaria contro terrorismo e pirateria. Senza questo scudo burocratico, la propensione degli armatori a mandare navi a caricare merci e idrocarburi nel Golfo si ridurrà drasticamente. Un embargo silenzioso, dettato dal calcolo del rischio.

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