L'allarme di Federpetroli dopo i raid incrociati in Medio Oriente.
Marsiglia: "Verrà a mancare del greggio. L'escalation sarà molto più ampia, domani vertice d'urgenza dell'Opec+".
di Pasqualino Trubia
Il fronte dell'energia
Il sangue versato in Medio Oriente si mescola al petrolio. L'allargamento del conflitto colpisce direttamente l'arteria energetica del pianeta. I missili caduti sulle infrastrutture del Golfo Persico non distruggono solo basi militari, ma tranciano le catene di approvvigionamento globali. Il conflitto esce dalla dimensione puramente militare per colpire la struttura economica dell'Occidente e dell'Asia.
L'ago della bilancia
A tracciare il quadro della crisi è Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli, in una dichiarazione rilasciata all'agenzia LaPresse. Il vertice dell'associazione inquadra la centralità di Teheran nello scacchiere e il peso tattico dei bombardamenti:
«Iran ago della bilancia mediorientale: ci siamo ed al momento e’ difficile fare previsioni. Il problema è che sono state attaccate anche location del Golfo Persico, questo significa che l’escalation dell’attacco sarà molto più ampio».
Lo shock fisico sui mercati
La conseguenza immediata è fisica. Le petroliere rallentano, le rotte si chiudono, i barili non arrivano a destinazione. La diagnosi di Federpetroli fotografa un blocco logistico imminente:
«Verrà a mancare del greggio sulla scala generale delle movimentazioni».
La contromossa del Cartello
Per evitare il collasso industriale e un'impennata letale dei prezzi, i Paesi produttori provano a bilanciare la carenza. L'obiettivo è tamponare l'emorragia aprendo i rubinetti altrove, ma i tempi sono stretti:
«L’Opec+ ha già annunciato un prossimo aumento della produzione in decisione nel vertice di domani».
L'efficacia di questa manovra resta però appesa alla traiettoria dei missili. L'incognita militare domina sui numeri della produzione. La sintesi di Marsiglia chiude l'analisi:
«La situazione è molto complessa e tutto dipenderà dalla risposta iraniana nelle prossime ore».