C'era una volta il telecronista. Rai. Era un fiore all'occhiello dell'azienda. Un po' come gli inviati speciali. Erano figure di rilievo e di grande popolarità. Andavi in diretta solo c'era certezza di professionalità e attitudine. E se eri rassicurante sul piano della responsabilità. La Rai fece anche un concorso per telecronisti, dal quale uscirono nomi che hanno fatto la storia della Tv. Negli anni 60/70 esisteva una redazione "radiocronache". Della quale facevano parte alcune delle voci più brillanti e amate dal pubblico. Era una scuola di alto livello. E chi traslocava in TV non aveva alcun problema: la strada era spianata dalla fondamentale esperienza radiofonica. Comunque, in tv l'attenzione verso i telecronisti era molto rigida e scrupolosa. Senza qualità non andavi da nessuna parte. Quella dei telecronisti impegnati negli eventi sportivi era una specie di corpo d'elite. Per l'alta volume di ascolti che catturavano. Alcuni, così come per la radio, erano degli autentici fuoriclasse. Ancora oggi il loro ricordo rappresenta un mito. Mario Guerrini.