Dalla tassa sulle emissioni (Ets) ai costi alle stelle: "Crisi strutturale fuori controllo".
I sardi chiedono l'intervento dello Stato come per la Corsica: "Servono obblighi di servizio pubblico e stive garantite per le merci".
Cagliari – Il mare costa troppo e la Sardegna rischia di affogare. Il mondo produttivo dell'Isola fa quadrato e chiama in causa Roma. Imprese, cooperative, autotrasportatori, associazioni di categoria e vertici del Consiglio Regionale hanno firmato una lettera aperta indirizzata al Ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini. Chiedono un incontro urgente. Sul tavolo c'è il costo insostenibile dei traghetti merci, una tenaglia che strangola l'economia sarda e che rischia di chiudersi definitivamente nel 2026 con il pieno regime della tassa europea sulle emissioni navali (Ets).
Una crisi strutturale
Il trasporto delle merci non è più un'emergenza estiva, ma un collasso di sistema. I costi sono esplosi e le prenotazioni non garantiscono l'imbarco. D'estate, quando il volume delle merci cresce dell'80%, le compagnie marittime riducono lo spazio per i camion per far posto ai turisti, che pagano di più. I camionisti restano a terra e la merce marcisce sulle banchine.
Michele Cossa (Comitato per l'Insularità) inquadra il problema dal punto di vista costituzionale:
«L'articolo 119 della Costituzione non è un auspicio: è una norma cogente. Gli svantaggi derivanti dall'insularità devono essere compensati. Non stiamo chiedendo privilegi, stiamo chiedendo che la legge venga rispettata. La Corsica ha un sistema di compensazione pubblico, finanziato e funzionante. La Grecia lo stesso. La Sardegna no. E intanto le nostre imprese perdono competitività ogni giorno che passa. È una responsabilità politica precisa: non si può continuare a ignorarla».
L'Europa finanzia, l'Italia delega al mercato
Il paradosso è tutto politico. L'Unione Europea ha già autorizzato la Francia a versare 120 milioni di euro all'anno per garantire i traghetti da e per la Corsica, imponendo gli "obblighi di servizio pubblico". La Grecia spende fino a 150 milioni per le sue isole. L'Italia, invece, lascia la Sardegna in balia del libero mercato. Un mercato che, secondo i firmatari, ha fallito.
Aldo Salaris, vicepresidente del Consiglio Regionale, suona la sveglia al Governo:
«Non è una questione ideologica e non è una questione di parte. È una questione di equità territoriale che riguarda ogni imprenditore, ogni lavoratore, ogni cittadino sardo. Le istituzioni regionali sono al fianco del mondo produttivo in questa battaglia. Abbiamo bisogno che il Governo nazionale assuma questa priorità come propria, che smetta di delegare al mercato una funzione che il mercato, da solo, non è in grado di svolgere. Chiediamo al Ministro Salvini un confronto serio, rapido e produttivo».
I numeri del disastro e la tassa Ets
A quantificare la crisi ci pensa l'ingegnere Massimiliano Manca, esperto di logistica. Negli ultimi tre anni, il biglietto per un camion con semirimorchio è aumentato del 60%. Ma il vero salasso arriverà l'anno prossimo. La tassa ambientale Ets (il pedaggio sulle emissioni navali imposto da Bruxelles) peserà al 100% dal primo gennaio 2026.
Sulla rotta Olbia-Livorno, ad esempio, l'Ets costa oggi 224 euro a camion. Nel 2026 salirà a 320 euro. In un viaggio di andata e ritorno tra Milano e Cagliari, calcola l'ingegnere, su un ricavo totale di 2.500 euro, i costi vivi (traghetti, gasolio stradale e tassa) sfiorano i 2.490 euro. L'utile per l'autotrasportatore crolla a soli 10 euro.
L'ingegnere Manca fotografa le conseguenze pratiche:
«Negli ultimi tre anni il costo medio di una traversata con semirimorchio è aumentato di oltre il 60% sulle rotte principali. Ma il problema non è solo il prezzo: è l'imprevedibilità. Un'impresa sarda non sa, nel momento in cui carica la merce, se quella merce arriverà a destinazione nei tempi previsti. Questo è inaccettabile in qualsiasi sistema logistico moderno. E dal 2026, con il pieno regime ETS, stiamo stimando un ulteriore aggravio compreso tra il 20 e il 40% sul costo della traversata».
Se un agricoltore sardo spedisce un camion di carciofi nel Continente, il solo costo della tassa Ets si mangia il 3% del valore dell'intero carico. Se invece la grande distribuzione importa acqua minerale sull'Isola, l'impatto fiscale sfiora il 5%. Costi che, inevitabilmente, vengono scaricati sui consumatori sardi al banco del supermercato.
Le cinque richieste a Salvini
Il cartello delle imprese e della politica (hanno firmato Confindustria, Coldiretti, Confartigianato e oltre 50 tra aziende e trasportatori) avanza cinque richieste precise a Salvini: Imporre agli armatori una capacità minima garantita per le merci; Stop all'overbooking (i camion prenotati non devono restare a terra); Navi Ro-Ro (solo merci) dedicate e separate dal traffico passeggeri; Adeguamento stagionale delle stive; Compensazioni pubbliche con soldi statali per annullare i costi dell'insularità e della tassa Ets. La palla ora passa al Ministero dei Trasporti.