Cagliari. Alessandra Todde. Una donna sola al comando. Vizi e virtù. Ha le idee chiare sulla guida politica. Il Pd, il più importante alleato, ne ha soggezione. Perché nella sua filosofia non c'è spazio per gli "affari". E per le trame che hanno portato i vertici del quinquennio sardista-salviniano e una genia di dirigenti e funzionari della Ras nelle aule dei Tribunali penali. I suoi limiti derivano dalla totale assenza di uno stato maggiore politico in grado di supportarla. E sconta difficoltà iniziali come la scelta di un assessore alla Sanità "esterno" assolutamente estraneo al pianeta sardo, in cui si muove con evidenti lacune di conoscenza, ambientale, strutturale e personale. Le logiche massoniche che hanno imperversato con il gerarca salviniano, oggi sotto inchiesta per corruzione, sono sparite. Ma lei appare isolata nell'infido mare magnum della politica sarda. E la flottiglia dei partiti minori non le è di grande aiuto. Il caso "decadenza" si è fortunatamente sgonfiato con le sentenze della Corte Costituzionale, ma il percorso giudiziario è sempre tortuoso e assillante. Dico tutto questo per ricondurre il ragionamento al fatto che l'azione della Governatrice 5Stelle ha forti condizionamenti. Che penalizzano la qualità del suo lavoro. Soprattutto nel fondamentale asset della Sanità. Proprio per la mancanza di una struttura tecnica operativa, lei deve affrontare da sola tutte le tematiche. Ora c'è la Finanziaria. Non può, in prima persona, imbarcarsi nel rimpasto di Giunta, che pure è una emergenza essenziale. Anche perché con il Pd è sempre braccio di ferro. E non dialogo costruttivo per il comune interesse. I nodi sono questi. La incertezza e le titubanze sulle urgenze sono il riflesso della mancanza di uno staff tecnico e di competenze di fiducia in grado di sostenerla. Mario questo è un difetto iniziale. Mario Guerrini.