Il movimento lancia l'allarme sui roghi intimidatori e sull'occupazione del suolo pubblico. Sotto accusa l'immobilismo delle istituzioni e il regime del 41bis che trasforma l'isola in una colonia penale.
La malavita organizzata non è più un fantasma lontano ma una realtà che getta radici profonde nel tessuto economico di Alghero. A squarciare il velo del silenzio e dell'indifferenza è il movimento "Sardenya i Llibertat", che in un duro documento programmatico denuncia un allarmante calo della sicurezza e della legalità nella città catalana. Il coordinamento, formato da Salvatore Scala, Carlo Sechi, Luigi Addis e Sergio Floris, riprende un manifesto politico stilato due anni fa in occasione della nascita del centrosinistra locale per aggiornarlo alla luce di un'escalation criminale che non ammette più sconti.
L'allarme lanciato dal movimento non è una vaga petizione di principio, ma si nutre di fatti di cronaca crudi e ripetuti. Il documento punta il dito sull'accaparramento di attività nel settore della ristorazione e sull'occupazione capillare e sistematica del suolo pubblico, ma soprattutto si sofferma sulla inquietante catena di attentati incendiari che sta segnando la cronaca locale. I ripetuti incendi di automobili ai danni di cittadini e operatori turistici, culminati nel recente e duplice rogo avvenuto a due passi dall'aeroporto, vengono letti come il sintomo inequivocabile di una criminalità che alza il tiro. A questo quadro si somma l'effetto collaterale dell'estensione del regime carcerario del 41bis in Sardegna, definito senza mezzi termini una "decisione scellerata del Ministero di Giustizia". L'aumento dei detenuti sottoposti al carcere duro, a cui si sono opposti tra gli altri la presidente della Regione Alessandra Todde e il vescovo di Nuoro Antonello Mura, rischia secondo "Sardenya i Llibertat" di calamitare sull'isola dinamiche mafiose che il territorio non ha gli anticorpi per respingere.
Di fronte a questa deriva, il movimento chiama a raccolta tutte le articolazioni dello Stato: dal Ministero degli Interni alla Prefettura, fino alla giunta comunale e alle forze dell'ordine, auspicando non solo un aumento degli agenti in strada, ma un rafforzamento delle capacità investigative guidate dall'Antimafia. Accanto all'emergenza criminale, c'è però una questione urbanistica che per il gruppo politico è altrettanto decisiva per le sorti della città. Il centro storico, "L'Alguer Vella", viene descritto come un'area abbandonata, svuotata dei propri residenti e piegata alle esigenze esclusive del commercio e del turismo predatorio. La risposta a questo disordine, che finisce per alimentare l'illegalità, passa per l'approvazione urgente degli strumenti di pianificazione territoriale: dal Piano Urbanistico Comunale, in stallo da oltre trent'anni, al Piano del Parco, fino ai regolamenti per l'utilizzo dei litorali e del suolo pubblico. Regole certe e democraticamente condivise, sostiene il coordinamento, sono il primo argine contro il malaffare e il degrado di una città che non può essere abbandonata al solo destino della speculazione immobiliare.