Precipitano le quotazioni del latte e l'inflazione prosciuga le casse: l'allevamento sardo scivola verso il baratro

Il rapporto del Centro Studi Agricoli lancia l'allarme per la campagna alle porte. Sparite le integrazioni di fine anno e rincarati i costi, i pastori tagliano le semine e rinunciano agli investimenti. Appello alla Regione per un piano di salvataggio decennale.

La pastorizia sarda si incammina verso una delle stagioni più buie della sua storia recente. I numeri elaborati dal Centro Studi Agricoli per la campagna 2026-2027 fotografano un comparto stretto in una morsa letale: da una parte il drastico calo del valore del latte, dall'altra un'impennata dei costi di produzione che non accenna a flettere. Le prime proiezioni del mercato industriale indicano un prezzo base del latte ovino fermo tra un euro e venti e un euro e trenta centesimi al litro, una contrazione fino a venti centesimi rispetto alle annate precedenti che si traduce in un ammanco di decine di milioni di euro per l'intero tessuto economico dell'isola.

Per le aziende l'impatto sui bilanci è matematico e impietoso. Una struttura media capace di produrre centomila litri rischia di perdere fino a ventimila euro, cifra che lievita a sessantamila per le realtà più grandi. A peggiorare il quadro interviene la totale assenza di margini integrativi per la stagione appena trascorsa. Negli anni passati, gli allevatori potevano contare sui cosiddetti conguagli, liquidità aggiuntiva garantita da cooperative e industrie a chiusura degli esercizi finanziari. Oggi le cooperative si fermano a saldi che oscillano tra un euro e cinquantatré e un euro e sessantaquattro centesimi, lontani dalla soglia dell'euro e ottanta a cui le campagne si erano abituate, lasciando le imprese senza i fondi necessari per onorare i debiti bancari.

Il crollo dei ricavi si scontra frontalmente con il costo della vita aziendale. Il gasolio agricolo e i concimi mantengono prezzi fuori scala, mentre la bolletta dell'acqua per l'irrigazione, fornita dai consorzi di bonifica, si profila in aumento del ventitré per cento. La reazione di difesa degli allevatori è la rinuncia alle coltivazioni: le semine di mais e medica subiranno tagli stimati fino al venticinque per cento, così come verranno azzerate gran parte delle semine autunnali e invernali di avena e loiessa. Senza foraggio autoprodotto, i pastori saranno costretti al "pascolo di rapina", lo sfruttamento anticipato e intensivo dei terreni. Una pratica che garantisce un risparmio immediato ma che nel medio termine esaurisce la sostanza organica del suolo, favorendo l'erosione e cancellando le scorte erbacee per la primavera.

L'effetto a catena sulle greggi si manifesterà nei prossimi mesi. La carenza alimentare porterà gli animali a produrre meno latte e a registrare un brusco calo della fertilità, innescando una riduzione della produzione regionale che, in caso di inverno siccitoso, potrebbe toccare una flessione del diciotto per cento. In questo scenario di pura sopravvivenza economica, sfumano anche le prospettive di ammodernamento tecnologico. I bandi regionali per gli investimenti strutturali richiedono infatti anticipi di cassa per l'imposta sul valore aggiunto e costose fideiussioni bancarie. Requisiti che, in totale assenza di liquidità, renderanno irrealizzabile la gran parte delle oltre tremila domande presentate, bloccando di fatto la costruzione di nuove stalle o l'installazione di impianti fotovoltaici e irrigui.

Le previsioni finali del Centro delineano un orizzonte di chiusure aziendali a catena nelle aree interne dell'isola e un indebitamento crescente, destinato a colpire in particolare i versamenti contributivi verso l'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale. Per arginare la crisi, il presidente del Centro Studi Agricoli, Tore Piana, sollecita un intervento tempestivo dell'assessorato regionale all'Agricoltura, guidato da Gian Franco Agus. Il sindacato chiede di anticipare i fondi europei della Politica Agricola Comune, di sbloccare i pagamenti arenati negli uffici dell'Argea, l'agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura, e di prevedere sostegni mirati per carburanti e foraggi. L'appello si chiude con la richiesta di un tavolo di crisi allargato a tutti gli attori della filiera, bypassando il ristretto organo istituzionale del "Tavolo Verde", per varare misure strutturali con un orizzonte programmatico di almeno dieci anni.

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