La coppa dalle grandi orecchie resta in Francia: il dischetto condanna l'Arsenal nella sfiancante notte di Budapest

Havertz illude i londinesi in avvio di gara, Dembelé ripristina l'equilibrio su rigore. Dopo centoventi minuti di logoramento tattico, l'errore fatale degli inglesi consegna ai parigini il secondo trionfo europeo consecutivo.

L'ultimo atto della Champions League per la stagione 2025-2026, andato in scena sul prato di Budapest, si risolve nella più spietata delle sentenze calcistiche: la lotteria dei calci di rigore. Il Paris Saint-Germain trattiene in Francia il trofeo piegando un Arsenal coriaceo, al termine di una finale che la vigilia aveva puntualmente incorniciato come il classico scontro tra la migliore artiglieria e la retroguardia più ermetica del torneo.

Il copione della gara si infiamma dopo appena cinque giri di lancette. I londinesi sbloccano la contesa approfittando di una prateria lasciata incustodita dagli avversari: Havertz si invola in campo aperto, penetra nei sedici metri e scarica un fendente che si insacca chirurgicamente tra il legno e l'estremo difensore. Il colpo a freddo non sfilaccia il telaio del Paris Saint-Germain, che sposta il baricentro e si accampa stabilmente nella metà campo inglese. I transalpini sbattono però inesorabilmente contro la cerniera biancorossa, che fa della compattezza la propria arma di sopravvivenza fino al riposo.

Nella ripresa, l'assedio francese trova lo sfogo decisivo al sessantaquattresimo minuto, quando il direttore di gara decreta la massima punizione. Dal dischetto si presenta Dembelé, che trasforma con freddezza e riporta la sfida in perfetto equilibrio. Ristabilita la parità, il timore di prestare il fianco all'avversario prende il sopravvento sull'agonismo: le due formazioni badano a non scoprirsi, serrano i ranghi e trascinano la disputa ai tempi supplementari. I trenta minuti addizionali si riducono a una prova di resistenza, dominati dalla stanchezza che annebbia le idee e congela la manovra.

L'assegnazione della coppa viene così affidata ai tiri dagli undici metri. La sequenza vede i due portieri assoluti protagonisti, capaci di neutralizzare un tentativo per parte e prolungare la tensione fino al tiro fatale. La palla che decide la stagione capita sui piedi dell'ultimo rigorista inglese, che difetta di lucidità e spedisce la sfera alle stelle. L'errore consegna la vittoria ai transalpini, permettendo al Paris Saint-Germain di bissare il trionfo della passata edizione e di consacrarsi, di diritto, come l'indiscussa corazzata da battere nel panorama continentale.

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