Nel mirino le proteste contro la sfilata del Blocco Studentesco a Cagliari.
Lai e Marcìa contro la Questura e il sindaco: "Due pesi e due misure. I Progressisti di Zedda si sono dissociati il giorno dopo".
di Pasqualino Trubia
Cagliari – La magistratura chiude le indagini, la politica apre il fronte dello scontro. Il Tribunale di Cagliari ha notificato 91 avvisi di garanzia ad altrettanti militanti antifascisti. I fatti risalgono alle manifestazioni dello scorso 1 novembre. Da una parte la sfilata neofascista del Blocco Studentesco, dall'altra il presidio di chi è sceso in strada per bloccarli e per sostenere la Global Sumud Flottilla.
La Procura ha presentato il conto alla seconda fazione. La reazione della sinistra extraparlamentare è immediata. Il Partito della Rifondazione Comunista e i Giovani Comunisti della Sardegna fanno scudo agli indagati e puntano il dito contro le istituzioni.
L'accusa alla Questura
Enrico Lai ed Efisio Marcìa, vertici regionali di partito e giovanile, non entrano nel merito delle singole carte giudiziarie. Il loro bersaglio è la gestione dell'ordine pubblico da parte della Digos e della Questura, accusata di aver colpito a senso unico:
«Quello che riteniamo profondamente sbagliato è un'altra cosa: il fatto che oggi si stia sistematicamente criminalizzando chi non si allinea al governo o all'estrema destra. Da un lato si tollerano dei neofascisti che desiderano una pulizia etnica (che a Cagliari e in Sardegna non saranno mai i benvenuti), dall'altro si persegue chi rifiuta a priori tali richieste surreali, chi ha il buonsenso di opporsi, anche senza usare violenza.»
L'attacco al centrosinistra
Il comunicato non risparmia il Palazzo civico. Nel mirino ci finisce il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, e la sua coalizione. La colpa, secondo Rifondazione, è aver lasciato fare e aver ritirato l'appoggio politico alla piazza:
«Intanto, mentre il sindaco e la giunta lasciavano fare, si leggeva su un quotidiano regionale: "Il partito dei Progressisti, che a Cagliari esprime il sindaco Massimo Zedda, ha annunciato che i suoi rappresentanti saranno in piazza accanto agli antifascisti", per poi dissociarsi prontamente all'indomani dei cortei.»
La solidarietà agli indagati
La linea del partito resta ferma. Nessun passo indietro sulle piazze e pieno appoggio politico ai 91 militanti finiti nel registro degli indagati:
«Come Partito della Rifondazione Comunista e come Giovani Comunisti/e esprimiamo la nostra totale solidarietà alle compagne e compagni inquisiti, e la nostra ferma condanna nei confronti dell'abuso del potere da parte del governo e del loro braccio armato. Noi a prescindere da tutto saremo sempre antifascisti, consci di essere dalla parte giusta della storia.»