I ragazzi disertano le aule e dipingono nei corridoi. Corsi in ritardo di mesi.
Mancano i professori e i locali storici sono inagibili. I vertici dell'istituto ci mettono la faccia e spiegano l'origine dei blocchi burocratici.
di Pasqualino Trubia
Sassari – L'Accademia di Belle Arti "Mario Sironi" si ferma. Oltre 350 studenti incrociano le braccia. Il secondo semestre è un miraggio. I ragazzi disertano le aule e si accampano nei corridoi con tele e pennelli. La Direzione non alza i muri. Il direttore ci mette la faccia, spiega i ritardi e tollera l'agitazione.
I motivi della paralisi
Il sistema è in tilt. La lista dei disagi stilata dalla Consulta degli Studenti fotografa una paralisi totale. Manca l'orario delle lezioni. Mancano i professori, perché i bandi per gli affidamenti esterni non sono stati assegnati. I locali storici del Masedu sono inagibili, senza un piano ufficiale per il trasferimento. Gli esami vengono fissati all'ultimo minuto. I crediti viaggiano in ritardo verso l'Ersu, mettendo a rischio le borse di studio.
Il manifesto degli studenti detta la linea:
«Oggi (24 febbraio 2026) doveva iniziare il secondo semestre, invece, l'orario non esiste. Abbiamo perso una giornata di studio e lezione, una giornata di tempo, abbiamo perso soldi. Noi tutti pretendiamo una vita universitaria che goda gli stessi diritti delle altre. Noi tutti spendiamo per studiare qui, viaggiamo, ci trasferiamo. Ma ancora, non sembriamo abbastanza importanti per la vita di questa Istituzione».
I numeri del disastro
Il blocco coinvolge un intero corpo studentesco, più di 350 iscritti. Il danno si calcola in mesi. Senza docenti, il calendario didattico salta. Gli studenti guardano le cattedre vuote e tracciano la tempistica del ritardo:
«Probabilmente diversi corsi inizieranno dopo 1/2 mesi». Sessanta giorni persi. Affitti pagati a vuoto dai fuorisede e diritto allo studio congelato.
Lo sciopero bianco e la legalità
I ragazzi non occupano. Applicano regole d'ingaggio militari per evitare denunce. Nessun blocco delle porte, nessuna interruzione di pubblico servizio, nessun danno agli arredi. La trincea è fissata:
«Non faremo occupazione. L’assemblea permanente è una normale assemblea studentesca, ma finirà solo dopo aver avuto le soluzioni richieste. Ci riuniremo in tutti i corridoi dell’Accademia per studiare, fare lezione, FARE ARTE IN QUANTO ARTISTI. Ci riuniamo con tavole da disegno, tele, sculture, libri, quaderni, foto e film!»
Il messaggio alla base e ai vertici non ammette repliche:
«NON SIAMO STUDENTI DI SERIE B. VOGLIAMO STUDIARE, VOGLIAMO FARE ARTE E RECUPEREREMO NOI STESSI LE LEZIONI PERSE!».
La reazione della Direzione
Ieri mattina l'auditorium ha ospitato la prima assemblea senza la presenza dei vertici. Oggi il clima è cambiato. Di fatto, la Direzione tollera la protesta e riconosce lo stato di crisi dell'Accademia "Sironi".
La questione resta nel campo della burocrazia per sbloccare i bandi e far ripartire le lezioni. Il lettore ha i fatti.