Rinnovabili e silenzi: che fine hanno fatto il decreto "Aree idonee" e la proposta Pratobello?

Solo pochi mesi fa, la questione delle energie rinnovabili in Sardegna infiammava il dibattito pubblico. Il decreto ministeriale sulle "Aree Idonee", la proposta di legge popolare "Pratobello '24", le proteste nelle campagne contro il fotovoltaico selvaggio: un tema cruciale che sembrava destinato a segnare un punto di svolta per la gestione del territorio. Oggi, al 19 febbraio 2025, il silenzio è assordante. Che ne è stato di quelle battaglie? Qual è il destino della normativa che avrebbe dovuto regolare lo sviluppo degli impianti rinnovabili?

La proposta di legge popolare "Pratobello '24", fortemente voluta da comitati e movimenti locali, mirava a porre limiti chiari e inderogabili all’installazione di impianti fotovoltaici ed eolici su suolo agricolo e in aree paesaggisticamente sensibili. Un'operazione di difesa del territorio contro il rischio di trasformare la Sardegna in una piattaforma energetica per l’Italia e l’Europa, con scarsi benefici per i residenti. La raccolta firme per la proposta aveva superato abbondantemente le 50.000 adesioni entro settembre 2024, segno di una mobilitazione popolare senza precedenti. Eppure, oggi, non se ne parla più.

Nel frattempo, il Decreto "Aree Idonee", pubblicato il 21 giugno 2024 e subito contestato da molte Regioni, avrebbe dovuto stabilire una cornice normativa definitiva per l’individuazione delle zone destinate agli impianti rinnovabili. La Sardegna, con le sue vaste distese e il suo basso consumo energetico, è sempre stata una preda ambita per gli investitori del settore. Ma il Consiglio di Stato, con un’ordinanza dello scorso novembre, ha sospeso parti cruciali del decreto, lasciando così un vuoto normativo che impedisce una pianificazione chiara e definitiva.

A questo scenario si aggiunge il paradosso della politica regionale, che da un lato cerca di regolamentare il settore per evitare speculazioni e dall’altro continua a muoversi senza una strategia chiara, lasciando il destino del territorio in balia di interessi esterni. Lo stesso governo nazionale, dopo mesi di propaganda sulla transizione energetica, sembra aver voltato pagina senza chiudere il capitolo.

Il silenzio su queste vicende non è casuale. Gli interessi in gioco sono enormi e la memoria collettiva è breve. Le proteste nelle campagne, le firme raccolte, le dichiarazioni altisonanti: tutto rischia di finire nel dimenticatoio mentre le grandi aziende dell’energia continuano a pianificare il loro assalto al territorio, tra incertezze normative e complicità istituzionali.

La domanda resta: chi sta decidendo davvero il futuro energetico della Sardegna? E soprattutto, perché nessuno ne parla più?

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