Il Centro Studi Agricoli si scaglia contro l'assessore Agus e denuncia il crollo del patrimonio zootecnico sardo

Il presidente dell'associazione Tore Piana contesta il vertice sul prezzo del latte convocato a Cagliari definendolo monco e chiede la pubblicazione immediata dei dati sui carichi di materia prima importati da Francia e Sicilia.

CAGLIARI - Il Centro Studi Agricoli lancia un duro atto di accusa contro l'amministrazione regionale, contestando apertamente le modalità di convocazione del vertice sulla filiera lattiero-casearia. Secondo il presidente dell'associazione, Tore Piana, il tavolo di concertazione istituito dall'assessore regionale all'Agricoltura Francesco Agus risulta monco, incompleto e non rappresentativo della reale situazione economica e produttiva delle campagne sarde. La scelta di escludere una parte del mondo agricolo viene definita come un gravissimo errore politico e istituzionale, capace di esacerbare gli animi in un momento di forte tensione per le aziende ovicaprine dell'Isola.

A supporto della protesta, l'associazione ha diffuso i dati ufficiali estratti dal Sian, il Sistema informativo agricolo nazionale che coordina i registri del comparto, e dalla banca dati dell'anagrafe zootecnica nazionale di Teramo. I numeri certificano una contrazione strutturale del comparto nelle ultime tre stagioni. Tra il 2023 e il 2026, la Sardegna ha perso esattamente 198.882 pecore adulte in fase di mungitura, vedendo scendere il patrimonio complessivo da oltre due milioni e ottocentomila capi a due milioni e seicentosettantattromila. Nello stesso arco di tempo hanno chiuso definitivamente i battenti 703 allevamenti, un dato che per l'organizzazione rappresenta la prova evidente del progressivo spopolamento e dell'abbandono del territorio rurale isolano.

La flessione investe direttamente anche la raccolta della materia prima nei primi quattro mesi dell'anno in corso. Le comunicazioni obbligatorie inviate per legge ad Agea, l'agenzia statale per le erogazioni in agricoltura, da parte dei primi acquirenti, ovvero i caseifici e gli stabilimenti industriali che comprano il latte direttamente dai pastori, indicano che tra gennaio e aprile del 2026 la produzione sarda è diminuita di circa 27.927.000 litri rispetto ai corrispondenti periodi del biennio precedente. Davanti a questa carenza di prodotto, il Centro Studi Agricoli contesta l'ipotesi di una riduzione del prezzo pagato alla stalla, giudicando ingiustificabile qualsiasi manovra al ribasso in un mercato caratterizzato dalla scarsità della risorsa. Per fare chiarezza sulle dinamiche interne, Piana ha chiesto formalmente all'assessorato di rendere pubblici i volumi esatti di latte ovino introdotti in Sardegna da altre regioni italiane o dall'estero, con particolare riferimento ai carichi arrivati dalla Sicilia e dalla Francia nel corso degli ultimi due anni.

L'attenzione dei produttori resta concentrata anche sull'andamento del Pecorino Romano a denominazione di origine protetta, il formaggio tipico tutelato dai marchi europei, per il quale si rincorrono notizie ufficiose relative a vendite all'ingrosso concluse a cifre inferiori ai dieci euro al chilogrammo. L'associazione di categoria avverte che le difficoltà commerciali dovute allo scacchiere geopolitico internazionale, dai dazi commerciali alle tensioni militari in Medio Oriente e in Ucraina, non devono trasformarsi in un alibi per giustificare manovre speculative ai danni delle stalle. La sigla agricola ha sollecitato l'immediata convocazione di un nuovo incontro allargato a tutte le componenti del settore, ribadendo che la contrazione della materia prima deve tradursi nella tutela del reddito dei pastori e annunciando una vigilanza stretta sui successivi provvedimenti della Regione.

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