Il Mondiale si apre con il successo per due a zero dei centroamericani, spinti dal proprio pubblico e dalle reti di Quinones e Jimenez. Gara nervosa segnata da tre espulsioni, mentre l'Italia assente si affida a Carlo Ancelotti sulla panchina del Brasile.
Pronti, via, ed è subito rassegna iridata. Il Mondiale statunitense, preannunciato come il più fenomenale di sempre, si è aperto in un'autentica cornice di suoni e colori, una bolgia infernale che ha spinto il Messico, di fatto padrone di casa per l'enorme calore e la massiccia presenza del proprio pubblico, a incamerare i primi tre punti del torneo. A fare le spese di questo avvio travolgente sul rettangolo verde è stato il Sudafrica, costretto ad arrendersi per due reti a zero al termine di una gara nervosa, spigolosa e caratterizzata da ben tre cartellini rossi estratti dal direttore di gara e da sette minuti di recupero, l'extratime concesso per bilanciare le continue interruzioni del gioco.
A siglare la prima marcatura in assoluto del torneo è stato Quinones, capace di trovare la via della rete dopo appena nove minuti dal fischio d'inizio e di indirizzare immediatamente il copione della sfida. Sul campo si è vista una sola squadra: la formazione messicana si è dimostrata assoluta padrona delle operazioni, di fronte a un undici sudafricano apparso nettamente inferiore sotto ogni profilo tecnico e atletico. Il sigillo definitivo sull'incontro è arrivato al sessantasettesimo minuto grazie a Jimenez, che con tempismo perfetto è sbucato all'improvviso da una fitta mischia creatasi all'interno dell'area di rigore per incornare il pallone di testa e depositarlo in fondo al sacco, chiudendo definitivamente la pratica.
Si tratta di un successo di importanza capitale per i messicani, il cui obiettivo tattico dichiarato è la vittoria del proprio raggruppamento per evitare incroci proibitivi contro le grandi potenze calcistiche nella successiva fase a eliminazione diretta, ovvero le partite da dentro o fuori in cui chi perde abbandona la competizione. Eccolo, dunque, il palcoscenico del Mondiale, un teatro che purtroppo si presenta orfano della nostra Nazionale italiana, esclusa definitivamente nel crudele meccanismo degli spareggi, i cosiddetti play off. Eppure, il tricolore continuerà a sventolare su questa rassegna attraverso i suoi figli calcistici illustri: dalla presenza dell'ex capitano azzurro Fabio Cannavaro fino a Carlo Ancelotti, il tecnico emiliano che tenterà la grande impresa di conquistare la coppa del mondo alla guida del Brasile.