La Lupa ha fame e il Cagliari si presenta all'Olimpico come un agnello sacrificale, troppo intento a non prenderle per ricordarsi che il calcio, in fondo, è gioco d'offesa. Vince la Roma del Gasp, Gasperini per l'anagrafe, che con questa vittoria all'inglese – un 2-0 netto, rotondo, senza appello – agguanta la Juventus in classifica e guarda tutti con l'aria di chi sa il fatto suo.
La cronaca della tenzone è presto detta. Assenti i duellanti della baruffa d'andata, Hermoso e Folorunsho, il buon Pisacane si trova a dover inventare la retroguardia. Mina ha dato forfait, e allora il mister rispolvera Rodriguez dalla naftalina e getta nella mischia Dossena, neofita giunto dal mercato vernino. L'assetto è chiaro: trincea e speranza. Ma la speranza, si sa, non è tattica.
Il monologo è tutto giallorosso. Il Cagliari non guadagna metri, soffocato dal pressing asfissiante degli uomini di Gasperini. Al 25’ Eupalla decide che è ora di sbloccare la noia. Malen, olandese volante di questa Roma, trova un corridoio che pare un'autostrada in area di rigore. Il tocco è morbido, uno "scavetto" beffardo che scavalca Caprile in uscita disperata. Uno a zero e palla al centro.
Chi si aspettava la reazione dell'orgoglio isolano è rimasto deluso. I rossoblù non hanno mai messo il naso fuori dalla propria metà campo, schiacciati da un difensivismo eccessivo, quasi una rinuncia ontologica al gioco.
Nella ripresa il copione non muta di una virgola. La Roma cerca la rete della sicurezza, il Cagliari cerca di non affondare. Al 20’ della seconda frazione, ancora lui, Malen, anticipa i centrali sardi e firma la doppietta personale. Pisacane prova a scuotere i suoi dal torpore: dentro Idrissi e Pavoletti, ma la minestra è ormai fredda. L'unico sussulto, l'unico lampo in una notte buia, è la traversa colta da Sulemana, un legno che trema ancora a gridare vendetta per tanta pochezza offensiva.
Finisce qui. Dopo tre vittorie consecutive, si ferma il rush dei rossoblù. La squadra ha sofferto il palleggio romanista per novanta minuti, pagando dazio a una mentalità troppo rinunciataria. La riunione tecnica dovrà essere un esame di coscienza collettivo, perché lunedì alla Domus arriva il Lecce e servirà ben altra vis pugnandi. Malen festeggia, Pisacane riflette: nel calcio, chi non osa, perde.