Ecco una versione ridotta del testo che mantiene intatte e letterali tutte le dichiarazioni dell'intervistato, snellendo unicamente la cornice narrativa. Il testo rientra ampiamente nel limite richiesto (circa 3.800 caratteri).
Un cane è amore e amicizia, ma per vivere bene insieme serve comprensione. Dino Deiana, educatore del Centro Cinofilo Navarre con 17 anni di esperienza, spiega che la chiave è il rapporto: «L’educatore cinofilo non lavora solo con il cane, ma con il binomio cane-proprietario». E precisa: «L’educatore cinofilo non è più soltanto il professionista che lavora con il cane. Il suo compito è soprattutto dare gli strumenti al binomio cane-proprietario per vivere bene insieme nel contesto urbano».
Sui termini c'è spesso confusione: «Per molti educazione e addestramento sono la stessa cosa. Personalmente ho sempre ritenuto che educare significhi imparare a stare al mondo e capire quali sono le sue regole. Addestrare, invece, equivale a imparare una mansione o un esercizio, come avviene nello sport o nel lavoro».
L'ideale sarebbe chiamare un esperto «Possibilmente prima di prenderlo», anche se, nota Dino, «in diciassette anni di lavoro posso affermare che sia capitato veramente poche volte». Di solito si interviene dopo: «Sarebbe opportuno farlo ogni volta che si riscontrano dei problemi o quando si è alla prima esperienza. Ma si può ricorrere al nostro aiuto anche semplicemente per praticare sport e attività divertenti con il proprio cane».
Sugli sbagli più frequenti: «Gli errori più comuni sono sottovalutarli, umanizzarli e non appagare i loro bisogni». Spesso il problema nasce dalla scelta del cane: «C’è una preoccupante tendenza a valutare le razze come se fossero tutte uguali. Come se avessero soltanto un guscio esterno diverso che avvolge lo stesso cane». Al contrario: «Alcune razze da lavoro mal si adattano alla vita da cane da divano o all’abbandono in giardino. Scegliere un setter, un jack russell, un pastore tedesco, un rottweiler o un amstaff è molto più impegnativo che scegliere un cocker americano, un cavalier king o un carlino, razze generalmente più adatte alla vita da cane da compagnia. La base è scegliere il cane più adatto alle nostre esigenze, alla nostra routine e alle nostre competenze. Non tutti siamo in grado di gestire tutti i cani».
Per un buon rapporto: «Amore, coerenza, costanza, regole chiare, buona comunicazione e affidabilità sono le basi per diventare un punto di riferimento per il cane. L’amore da solo non basta. Talvolta può anche fare grossi danni, servono le competenze!».
Sulle abitudini canine: «Faticano a uscire dalle routine. Per questo dovremmo impegnarci a impostare la giornata nel modo migliore possibile, compatibilmente con le nostre e le loro esigenze». Sulle passeggiate: «Dipende da tanti fattori. I cuccioli sotto i sei mesi e i cani anziani hanno bisogno solitamente di uscite più brevi ma più frequenti. I cani giovani e adulti, invece, possono necessitare di uno sfogo fisico maggiore. Pensiamo ai cani da caccia. Sono selezionati per stare ore e ore in movimento». Le regole fuori casa: «Non deve mai mancare l’interazione tra cane e proprietario, la possibilità di fare attività olfattiva, la supervisione da parte del proprietario e le misure di sicurezza. Guinzaglio non più lungo di un metro e mezzo e libertà solo in aree sicure, se il cane sa tornare al richiamo e sa comportarsi».
Sulla solitudine: «Non esiste una ricetta segreta. Ogni cane è un cane a sé. Bisogna insegnarlo in modo graduale fin dalla più tenera età, per evitare disturbi del comportamento legati alla separazione». Sulle emozioni: «Gestire il livello di attivazione emotiva del cane è una delle basi. E se non si ha esperienza è meglio non aspettare che il problema si consolidi prima di correre ai ripari».
Bambini e cani: «Personalmente lavoro tantissimo sulle interazioni cane-bambino. E anche sulla preparazione del cane all’arrivo di un bebè. È indispensabile insegnare al bambino come entrare in contatto con il cane, come e quando avvicinarsi. Mai lasciare che interagiscano senza la supervisione di un adulto competente».
I segnali del cane: «Sono tanti. Forse non basterebbe un libro per descriverli tutti. Il ringhio e la dentatura esposta sono segnali di minaccia che servono ad aumentare la distanza. La sclera esposta, il continuo leccamento delle labbra, lo sbadiglio — che va sempre contestualizzato — la coda tra le zampe, lo sguardo distolto o il dorso curvo. Tremolio, rigidità del posteriore, zoppie o rigidità degli arti».
Aggressività e recupero: «Partiamo dal fatto che esistono tanti tipi di aggressività. Ci sono componenti genetiche che influenzano il comportamento, ma vengono condizionate anche dalle esperienze del cane e dal suo stato di salute». Il successo dipende: «Dalle caratteristiche del soggetto, dalle competenze dei professionisti che lo prendono in carico e dalla collaborazione del proprietario».
Le domande prima di adottare: «Ho il tempo necessario per prendermi cura di un altro essere vivente? Ho le competenze e la motivazione per soddisfare i suoi bisogni primari? Gli spazi sono adeguati? Sono consapevole del grado di attività che dovrà fare? Quanto sarà facile gestire la razza o la tipologia che ho scelto rispetto ad altre? I cani da lavoro raramente sono adatti a stili di vita sedentari. Così come i cani da compagnia o i brachicefali, cioè quelli dal muso corto, non sono adatti (salvo alcune eccezioni) a persone molto dinamiche e sportive. Capire cosa stiamo adottando ci permette di trovare una vera compatibilità tra cani ed esseri umani».
Sul suo ruolo: «Sono esperto cinofilo in area comportamentale certificato secondo la norma UNI 11790. Preparo anche i cani al superamento del CAE-1 dell’ENCI, il test che valuta l’affidabilità e l’equilibrio del cane, oltre alla capacità di controllo del conduttore». Sulle storie più belle: «Sono davvero tante. Fare un nome sarebbe fare un torto agli altri. Ogni volta che un binomio supera una difficoltà o raggiunge un risultato è una vittoria anche per il suo trainer».
I tre consigli finali di Dino: «Studiate, informatevi e appassionatevi al mondo del vostro cane per godere davvero della relazione con lui». «Fate sentire il cane parte della famiglia, ma rispettando la sua diversità di specie». «Siate coerenti e costanti. Fido vi ringrazierà e imparerà molto più facilmente cosa ci si aspetta da lui».