Un premio che mette in dialogo linguaggi diversi, ma ugualmente ricchi di bellezza, dell’arte contemporanea: alla Fondazione Bartoli Felter sono stati proclamati i vincitori del Premio START, riconoscimento dedicato ai giovani artisti e alle loro ricerche. A distinguersi nelle tre categorie sono stati Fiore Cao per la pittura, Luca Tuveri per l’illustrazione e Valeria Secchi per la fotografia, selezionati dalla giuria composta da Roberta Vanali, Ercole Bartoli, Giovanni Coda, Chiara Manca e Alessandra Menesini.
Tre percorsi differenti, accomunati dalla ricerca e dalla volontà di sperimentare, di emergere, di far emergere quel fuoco che arde dentro chiunque abbia un dono, quello dell'arte.
Tra i premiati, abbiamo incontrato la pittrice cagliaritana 32enne Fiore Cao che racconta con emozione il momento della proclamazione e il significato di questo riconoscimento nel suo percorso artistico.
«Ricevere il Premio START per la pittura alla Fondazione Bartoli Felter è stato per me motivo di grande gratitudine e felicità», spiega. «È un riconoscimento che ha premiato l’amore che nutro per questa disciplina. È stato inoltre molto bello poter condividere questa esperienza con altri giovani artisti come me: il confronto, lo scambio di visioni e di percorsi diversi rendono questi momenti particolarmente stimolanti e arricchenti».
La serata della premiazione è stata carica di emozione, ma anche di sorpresa. «Inizialmente non credevo di aver vinto, perché per me era già motivo di grande soddisfazione poter esporre i miei lavori», racconta. «Poi, nel momento in cui ho realizzato che avevo effettivamente vinto il Premio START, mi sono sentita molto emozionata».
La pittura di Fiore Cao si distingue per una forte identità visiva, costruita attraverso un rapporto costante tra osservazione e immaginazione. «Traggo ispirazione dalla realtà esterna e mi soffermo su soggetti che possano attivare molteplici rimandi», spiega. «Li considero come dispositivi capaci di accendere l’immaginazione, per questo scelgo oggetti e materiali che posso caricare simbolicamente».
Spesso il punto di partenza è l’osservazione di una forma. «Parto da elementi che mi interessano per la loro plasticità o per il legame che mantengono con qualcosa di condiviso culturalmente: la memoria di un evento, oppure un rituale del passato».
Il rapporto con la pittura, però, non nasce da una scelta improvvisa. «Non credo che sia qualcosa che si comprenda in un momento preciso», racconta. «Per me è piuttosto un’esigenza, qualcosa di naturale che mi accompagna nel tempo e che continua a rinnovarsi nel lavoro».
Il Premio START porterà anche a una mostra personale alla Fondazione Bartoli Felter, occasione per sviluppare ulteriormente il progetto artistico. «Immagino di esporre una serie pittorica incentrata sullo stesso soggetto presentato in questa mostra collettiva», spiega. «Ho realizzato diverse opere a partire da questo stesso motivo e mi interessa mostrarne le variazioni, perché ogni lavoro mette in evidenza aspetti differenti dello stesso tema».
Il dialogo tra linguaggi artistici diversi, del resto, è parte integrante della sua ricerca. «È molto importante, anche perché io stessa sperimento attraverso differenti medium», sottolinea. «Anche la pittura, nel mio lavoro, ha una dimensione materica e quasi scultorea. Mi interessa soprattutto quando i confini tra le discipline diventano più permeabili e un linguaggio può suggerire nuove possibilità all’altro, arricchendo il processo creativo».
Guardando al presente dell’arte, Fiore Cao riconosce i cambiamenti avvenuti negli ultimi anni. «Da giovane donna, considerando la storia passata, ritengo che siano stati compiuti evidenti passi avanti», osserva. «Oggi viviamo un momento di maggiore libertà, ma penso che ci sia ancora molto lavoro da fare perché questa libertà sia davvero piena e condivisa».
Davanti a un suo quadro, l’artista non cerca una reazione precisa. Piuttosto uno spazio aperto all’interpretazione. «Mi interessa soprattutto che si attivi uno spazio di immaginazione», spiega. «Preferisco che l’osservatore possa sostare davanti all’immagine e costruire un rapporto personale con ciò che vede, lasciandosi guidare dalle proprie associazioni e dalla propria sensibilità».
Intanto la ricerca continua. «In questo momento sto immaginando forme molto plastiche, quasi innaturali, nel senso più alieno del termine», racconta. «Mi interessa esplorare forme che sembrino allo stesso tempo familiari ed estranee, come se appartenessero a qualcosa che riconosciamo solo in parte».
Un lavoro che vive proprio in quella tensione tra reale e immaginato. E se dovesse raccontare la sua pittura in tre parole, la risposta è immediata: «Memoria, archetipo e cosmico».