Ci sono coronamenti che hanno il sapore dolce delle cose sudate, quelle che ci fanno penare tanto ma anche tanto sognare. Questo è il caso di Federica Buttau, da Villagrande a Montecitorio per ritirare un riconoscimento che dà senso a tutto. Anni di studio, di sogni europei, di rinunce e ora un gran traguardo: sì, perché Buttau - classe 2003 - è stata premiata il 12 febbraio alla Camera dei Deputati con il Premio America Giovani, un riconoscimento riservato alle eccellenze accademiche italiane under 30.
Un traguardo, questo, che porta con sé emozione, sacrificio e uno sguardo già proiettato al futuro.
«La mail che mi comunicava la selezione è arrivata il 13 novembre, ma l’ho aperta solo il giorno dopo, che tra l’altro era il giorno del mio compleanno», racconta. «È stata un’emozione enorme, non potevo crederci. Quando ho realizzato che era tutto vero ho provato una gratitudine profonda: ho pensato subito che fosse il regalo di compleanno più bello che potessi ricevere».
La cerimonia si è svolta nella sede della Camera dei Deputati, un luogo che fino ad allora aveva visto solo dall’esterno.
«La premiazione è stata davvero emozionante. Durante la cerimonia, durata circa tre ore, abbiamo ascoltato interventi profondamente motivanti e ispiranti e, al termine, siamo stati chiamati a ritirare la pergamena».
Dietro il riconoscimento, un percorso fatto sì di passione e curiosità, ma anche di rinunce. Buttau, nel 2022, si è trasferita a Bologna per studiare Scienze Internazionali e Diplomatiche.
A settembre dell'anno scorso ha poi iniziato la magistrale in Politica e Sicurezza Internazionale. Non solo: la giovane collabora con il Punto Europa, un centro di eccellenza che si occupa di ricerca e divulgazione.
«Il sacrificio più grande è stato vivere lontano dalla mia famiglia: non poter essere presente a tutti i compleanni, a molte feste o nei momenti quotidiani non è sempre facile». E non solo: «A questo si aggiunge il dover rinunciare, a volte, al tempo libero e alla leggerezza per rispettare scadenze e impegni. Ma sono sacrifici che ho accettato consapevolmente, perché sentivo che facevano parte del percorso che volevo costruire».
Non sono mancati i momenti difficili.
«Sì, ci sono stati momenti in cui ho pensato di non farcela, soprattutto quando le aspettative sembravano troppo alte e la stanchezza cominciava a farsi sentire».
A sostenerla, la forza delle motivazioni iniziali e le persone accanto a lei: «Mi ha aiutata ricordarmi perché avevo iniziato e il sostegno di chi mi è stato vicino».
L’università, però, le ha lasciato molto più dei risultati accademici.
«Lo studio, da solo, non basta», sottolinea. «Ho preso parte a più iniziative possibili: corsi extra-curriculari, seminari, workshop, conferenze, lavori di gruppo. Tutte esperienze che hanno arricchito le nozioni scolastiche, dando loro sostanza e concretezza».
Negli ultimi anni il suo interesse si è orientato verso le politiche europee, anche grazie alla collaborazione con il Punto Europa dell’Università di Bologna.
«Ho sviluppato un forte interesse per le tematiche europee e, proprio grazie a questa esperienza, ho maturato il desiderio di mettere le mie competenze al servizio delle istituzioni europee».
Fondamentale il sostegno ricevuto lungo il cammino. «Il supporto della mia famiglia e dei miei amici è stato fondamentale: tutto questo, senza di loro, non sarebbe stato possibile».
E aggiunge: «La mia famiglia mi ha sempre incoraggiato a seguire i miei sogni. Devo molto anche ai professori del liceo: sono stati i primi a spingermi ad andare oltre lo studio fine a se stesso e a credere in me quando io stessa faticavo a farlo».
Il premio porta con sé anche un senso di responsabilità: «Lo sento come una responsabilità, ma solo in senso positivo. [...] Non nel dover essere un modello perfetto, ma nel dimostrare che impegno, curiosità e costanza possono aprire strade inaspettate».
E se potesse parlare alla sé stessa del primo giorno di università? Sorride, poi dice: «Le direi di prendere tutto un po’ più alla leggera, di non avere paura di sbagliare e di concedersi il tempo di crescere».
E anche un insegnamento più importante: «Le direi anche di fidarsi di più del proprio percorso, perché non tutto deve essere subito chiaro per andare nella direzione giusta».