Da Villagrande ai podi nazionali: la sfida della Yaoki Dojo, la palestra dove si allenano corpo e mente

  La Yaoki Dojo di Villagrande Strisaili, che colleziona successi uno dopo l'altro, non nasce per caso ma, come tutti i sogni studiati e tanto attesi, da una passione che affonda le radici negli anni Novanta. Oggi è più che uno sport, è proprio un progetto educativo e sportivo che, rivolto ai giovani ogliastrini, permette loro di imparare tanto e di brillare. A guidarlo sono Davide Scudu ed Elisabetta Coccoda. «La Yaoki Dojo è il frutto di una passione che nasce nel 1996 - come spiega Scudu. «Ho iniziato con la lotta tradizionale sarda e celtica, per poi passare a varie arti marziali e sport da combattimento a pieno contatto. A un certo punto abbiamo deciso di specializzarci negli sport da combattimento olimpici, judo e lotta olimpica, per divulgarli in Ogliastra». Anche il nome della società è una dichiarazione d’intenti. Yaoki deriva da una filastrocca giapponese: nanakorobi yaoki, che letteralmente significa “cadi sette volte, rialzati otto”.

  Un principio, questo, che va oltre lo sport e che insegna che nella vita vera la differenza non la fa il fallire o meno - perché tutti, bene o male, falliamo in qualcosa di tanto in tanto. Ma quello che è veramente importante è come si reagisce, come si accettano quelle ginocchia sbucciate e quel senso di bruciore che deve - deve! - scaldare per il prossimo traguardo. «Vuol dire non arrendersi mai, non solo in ambito sportivo ma nella vita in generale: nello studio, nel lavoro, nella salute». L’idea di aprire un dojo proprio a Villagrande non è stata casuale, ma un sogno coltivato a lungo. «Il nostro sogno è sempre stato quello di aprire a Villagrande per dare ai ragazzi, tramite lo sport, la possibilità di crescere con sani valori. Grazie al maestro Raffaele Cocco di Silanus, che ci ha aiutato e incoraggiato, questo sogno è diventato realtà». Alla base del progetto ci sono i principi del judo e della cultura olimpica. «I valori olimpici del judo – rispetto, cortesia, onore, modestia, amicizia, coraggio, autocontrollo e sincerità – promuovono il miglioramento individuale e il benessere collettivo. È una filosofia che riflette pienamente lo spirito olimpico». L’attività è strutturata in modo progressivo e attento all’età dei bambini e dei ragazzi. I più piccoli iniziano con un percorso ludico, fatto di giochi ed esercizi utili a sviluppare coordinazione e capacità motorie, mentre con il tempo si passa a un lavoro sempre più specifico sulle discipline. L’agonismo non è un obbligo, ma una possibilità. «Se un ragazzo decide di intraprendere questo percorso, noi cerchiamo di insegnargli a puntare parecchio in alto. Deve avere un obiettivo: solo così si possono fare grandi cose. E questo vale anche nella vita, nel lavoro, nello studio». In questo cammino, la famiglia ha un ruolo fondamentale. «I genitori devono essere alleati del maestro.

  Devono sostenere il figlio con pazienza, incoraggiandolo senza forzarlo». Quando ci sono obiettivi chiari e una rete di sostegno, la società investe in modo concreto sui suoi atleti. «Ci impegniamo sia fisicamente che economicamente: invitiamo a Villagrande atleti olimpici e maestri di grande fama, investiamo nella formazione degli istruttori con aggiornamenti federali regionali e al Centro Olimpico di Roma. Collaboriamo anche con psicologi sportivi e preparatori atletici». Un altro aspetto forte del progetto è il legame con la Sardegna. «I nostri atleti sono molto attaccati alle proprie radici: sanno che non rappresentano solo il loro paese, ma la Sardegna intera». I risultati iniziano a dare ragione al lavoro svolto. «Nel 2025 abbiamo conquistato vari podi regionali e anche tre bronzi a livello nazionale. È il segno che siamo sulla strada giusta, ma nel 2026 punteremo molto più in alto». Per Scudu, però, questa avventura è anche una rinascita personale. «Per me è come se stessi ricominciando da zero: studio insieme ai miei allievi, do sfogo alla mia creatività e trovo riscontro in quello che faccio. È molto divertente ed è la benzina che mi spinge a fare sempre di più».

L'Intervista

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