La guerra della movida finisce sul tavolo del Comune: il Bahia minaccia di trascinare la concorrenza in Procura

I titolari del locale di via Lido denunciano una disparità di trattamento dopo il blocco delle attività subito il 25 aprile. Nel mirino le tolleranze verso le altre attività cittadine e la necessità di una regolamentazione condivisa: se non ci saranno controlli uguali per tutti, l'azienda denuncerà le irregolarità diffuse paralizzando l'economia estiva.

La società Sahmar, proprietaria del Bahia Beach Club sul litorale di Alghero, ha notificato un ultimatum formale al sindaco, agli assessori competenti e ai vertici di Confcommercio. Il documento mette l'amministrazione comunale di fronte a un bivio: o le istituzioni garantiscono un'applicazione uniforme delle regole per tutti i locali della città, oppure la proprietà depositerà un esposto alla Procura della Repubblica denunciando capillarmente le irregolarità commesse dalla concorrenza. Una mossa che rischia di scatenare un terremoto giudiziario capace di paralizzare una fetta consistente dell'economia turistica locale. La presa di posizione arriva al culmine di una tensione esplosa lo scorso 25 aprile, quando un controllo delle forze dell'ordine ha imposto il blocco totale e immediato delle attività di intrattenimento del locale, mentre a pochi metri di distanza, secondo quanto riportato dai titolari, altre attività continuavano a operare nelle stesse condizioni senza subire alcuna ispezione.

I gestori della struttura, aperta tutto l'anno da sette stagioni, non contestano la legittimità dei controlli amministrativi, ma denunciano quello che definiscono un accanimento mirato e una palese disparità di trattamento. L'interruzione dell'attività alle porte dell'estate ha innescato un effetto a catena sui conti del gruppo aziendale, che oggi conta oltre cento dipendenti. Il perdurare del blocco, si legge nella comunicazione, costringerà la società a rescindere i contratti di assunzione per la stagione estiva e a disdire i contratti di affitto degli appartamenti già bloccati per ospitare i lavoratori stagionali, esponendo l'azienda al rischio di non poter onorare gli impegni con i fornitori e di non poter garantire gli stipendi.

Dietro la stretta sui controlli, la proprietà sospetta l'esistenza di una precisa strategia di logoramento. Il documento punta il dito contro l'associazione locale delle discoteche, autrice di esposti basati sul presunto calo di affari causato dai locali sul mare. Una tesi respinta dai titolari del Bahia, i quali sottolineano come il loro pubblico, anagraficamente più adulto, non sia sovrapponibile a quello dei classici club notturni. La tensione è alimentata anche da voci insistenti che circolano in città, secondo cui figure influenti del territorio starebbero agendo deliberatamente per colpire l'azienda, colpevole di aver eroso le quote di mercato della concorrenza storica.

Per dimostrare la disparità di trattamento, i titolari hanno allegato un dossier costruito nel tempo con materiale fotografico e video, elencando una lunga serie di infrazioni commesse da altre attività e sistematicamente tollerate dalle autorità. Senza fare sconti, il documento descrive una giungla normativa diffusa su tutto il territorio algherese. Vengono segnalati stabilimenti balneari che sbarrano l'accesso al mare selezionando la clientela e ignorando le barriere architettoniche, discoteche che trasformano la strada pubblica in pista da ballo e locali che consentono ai clienti di occupare muretti e marciapiedi. La lista delle irregolarità documentate spazia dai chioschi che bloccano le piste ciclabili e il passaggio dei mezzi di soccorso, alle nuove attività che organizzano dj set sulla spiaggia con dubbie vie di fuga e impianti acustici fuori norma. Nel mirino finiscono anche i bar del centro storico, accusati di assembramenti e musica ad alto volume, e le discoteche tradizionali, alle quali viene contestata la somministrazione di alcolici ai minorenni, la vendita di bottiglie in vetro e il mancato rispetto della norma nazionale che vieta la vendita di alcol dalle tre alle sei del mattino.

L'azienda chiarisce di non avere alcun interesse a innescare una guerra tra operatori economici, ma rivendica il diritto di lavorare alle stesse condizioni del resto del mercato. La richiesta rivolta alla giunta comunale e alle associazioni di categoria è quella di aprire un tavolo di confronto urgente per ripristinare un regime di controlli imparziali. In assenza di risposte istituzionali repentine e risolutive, la documentazione raccolta verrà consegnata all'autorità giudiziaria, trasferendo la gestione della movida algherese direttamente nelle aule del tribunale.

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