Le bufale più bizzarre sulla Sardegna: smentite le non- verità sull’Isola

  “I mezzi di comunicazione attraverso cui possono diffondersi bufale legate alla scienza sono molti, ma negli ultimi decenni è senza dubbio il web ad aver assunto un ruolo di primo piano. La rete, grazie alla sua enorme capillarità, è diventata il terreno fertile ideale per la circolazione di notizie false o distorte. Un tempo gli appassionati di misteri dovevano andare a caccia di libri o riviste ‘di settore’; oggi, invece, le bufale bussano direttamente alla porta degli internauti e, spesso anche in buona fede, vengono condivise e diventano virali.”

  A chiarire la questione, il paleontologo sardo Daniel Zoboli, da sempre in prima linea nella battaglia alle fesserie del web. In un mare magnum di fake news, Zoboli dà una scialuppa di salvataggio a chi vuole immergersi nella scienza, quella corretta si intende. “In molte parti del mondo, leggende metropolitane di ogni genere prosperano sfruttando la curiosità e la sete di meraviglia di molti” continua il dottor Zoboli. “Discipline come l’archeologia, la geologia o la zoologia si prestano particolarmente al fascino del ‘mistero’ perché sanno catturare l’immaginazione anche dei non addetti ai lavori. Tuttavia, questo interesse può talvolta trasformarsi in una distorsione della realtà, piegando le verità scientifiche fino a renderle irriconoscibili. È così che nascono storie completamente prive di fondamento, come quelle che riguardano anche la Sardegna.” Ma, ci siamo chiesti, quali sono le più diffuse?

  I Giganti, presunti abitanti del passato “Tra le bufale più diffuse in ambito archeologico e dell’antropologia fisica c’è quella dei ‘giganti’, presunti abitanti del passato. Per sostenerla vengono spesso citate fonti di dubbia attendibilità storica, come i testi religiosi. Leggende su uomini di statura smisurata esistono in tutto il mondo e, anche in Sardegna, non mancano persone che giurano di aver visto ossa appartenenti a questi ‘giganti’, spesso sulla base di ricordi d’infanzia o racconti tramandati. Il problema, dal punto di vista scientifico, è che non esiste alcuna prova concreta: nessun osso autentico, nessuna fotografia affidabile, solo vecchi fotomontaggi e suggestioni. A completare il quadro, spuntano le immancabili teorie del complotto con racconti di ‘men in black’ delle varie soprintendenze pronti a far sparire ogni prova per nascondere la ‘vera’ storia dell’umanità. Eppure, se davvero esistessero resti di giganti, ogni antropologo ne farebbe la scoperta di una vita. La realtà, invece, è molto più semplice dato che le ossa e i denti rinvenuti appartengono quasi sempre ad animali domestici come suini, bovini, equini o ovicaprini. Basta mostrarli a un dentista o a un veterinario per scoprirlo subito. Chi li interpreta come ossa umane, di solito, non ha familiarità con l’anatomia comparata.”

  Continenti perduti e civiltà scomparse “Un altro filone di leggende riguarda l’archeologia e la geologia, e parla di continenti perduti e civiltà avanzate scomparse a causa di antichi cataclismi. Da queste storie nascono talvolta bufale su presunte ‘piramidi sepolte’, presenti un po’ ovunque nel mondo e, naturalmente, anche in Sardegna. Il caso più celebre è forse quello della collina di Las Plassas, in Marmilla; un piccolo rilievo tronco- conico modellato dall’intensa erosione delle rocce di epoca miocenica, risalenti a circa 16-20 milioni di anni fa. Sotto quella collina non si nasconde alcuna struttura costruita dall’uomo, ma solo la testimonianza di un antico mare poco profondo che un tempo ricopriva questa parte dell’isola. Con un po’ di fortuna, tra queste rocce arenacee che i geologi hanno raggruppato nella ‘Formazione della Marmilla’, si possono sovente trovare bellissimi fossili di animali marini e di frustoli vegetali trasportati in mare dai limitrofi territori all’epoca emersi. Le forme del paesaggio ‘a mammelloni’ presenti dell’area e di cui questa collina è un bell’esempio, sono il risultato di processi ben noti alla geomorfologia, la branca della geologia che studia l’evoluzione del paesaggio nel tempo. Le ‘piramidi sarde’ non sono altro che l’ennesima replica di analoghe false scoperte diffuse in tutto il mondo. Non di rado i promotori di tali teorie generano più o meno intenzionalmente ambiguità, richiamandosi a reali strutture antropiche che, nel corso dei millenni e in maniera del tutto naturale, sono state progressivamente coperte da depositi sedimentari (per rimanere in Sardegna, ad esempio, il villaggio nuragico di Su Nuraxi a Barumini).”

  Il maremoto che mise fine alla civiltà nuragica “Infine, non manca il filone, anch’esso figlio di suggestioni e privo di qualsiasi fondamento scientifico, secondo cui un enorme maremoto avrebbe letteralmente spazzato via la civiltà nuragica, decretandone la fine. Tuttavia, anche in questo caso, al momento non esiste alcuna evidenza geologica che supporti un evento di simile portata; al contrario, tutti i dati disponibili lo smentiscono categoricamente. Spesso queste narrazioni chiamano in causa anche elementi spettacolari, come immaginarie eruzioni sottomarine o la caduta di meteoriti, facendo il verso e distorcendo eventi accaduti realmente e di cui abbiamo le prove scientifiche. Per un geologo o un archeologo, la scoperta di un evento del genere sarebbe una rivelazione straordinaria, un’occasione unica che nessun ‘men in black’ potrebbe mai mettere a tacere, specialmente con i mezzi di comunicazione che abbiamo a disposizione oggi.”

  Zoboli fa chiarezza “Eppure, queste storie continuano a circolare, trovando terreno fertile in quelle nicchie di appassionati che amano mescolare scienza e fantascienza, dove il confine tra realtà e immaginazione si fa sempre più sottile” continua lo studioso. “Purtroppo, chi sostiene queste teorie tende spesso ad accusare gli studiosi di nascondere la verità, generando un clima di sospetto che rende vano qualsiasi dialogo costruttivo. In questo modo, ogni discussione si trasforma in una baraonda di accuse e disinformazione, allontanando sempre di più un certo tipo di pubblico dal vero spirito della ricerca scientifica.”

L'Intervista

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